Russell Terrier Club

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Il rapporto tra uomo e cane generalmente inizia quando l’animale è ancora cucciolo, e ha quindi bisogno di essere educato. Secondo un approccio di tipo cognitivo-zooantropologico, l’intervento di educazione deve avere la finalità di portare a una convivenza serena e appagante per entrambi i componenti. Per raggiungere questo obiettivo si mira alla collaborazione tra uomo e cane, e l’unico modo per raggiungere una piena e completa partecipazione da parte del cane è meritare la sua fiducia, attraverso la comunicazione, il rispetto, la coerenza e l’uso delle motivazioni. Questo tipo di approccio sembra particolarmente indicato per i cani delle razze Russell che, notoriamente testardi ed estremamente orgogliosi, spesso mal sopportano interventi più coercitivi, che a volte possono anche portare a ottenere un effetto opposto a quello desiderato!

Come primo passo è necessario “decodificare” i messaggi del cane per poter comprendere le sue intenzioni; ciò è possibile con un attento studio dei segnali calmanti e del suo “linguaggio del corpo”. Inoltre dobbiamo utilizzare un modello comunicativo chiaro, univoco e coerente per farci capire a nostra volta e permettere al nostro amico di seguire le indicazioni che gli forniamo. Il proprietario lavorerà sulla consapevolezza del proprio movimento (gesti, mimica, cinetica) e sulla coscienza del proprio corpo (spazi, distanze, posture) per stabilire un vocabolario comunicativo senza malintesi, basato appunto sul linguaggio del corpo.

Sappiamo che il rispetto per l’altro è basato sulla conoscenza. Dobbiamo quindi conoscere i limiti del nostro cane, le sue necessità e le sue attitudini (innate e specifiche) per poterle assecondare e rispettare.

È importante inoltre stabilire delle regole che siano rispettose dei bisogni nostri, del cane e della società. I cani compiono enormi sforzi per adattarsi al contesto in cui vivono; seguire delle regole (poche e chiare!) rassicura il cane, che in tal modo sa entro quali limiti potersi “muovere”. Deve esserci coerenza nel praticare e far rispettare le regole stabilite. Viceversa si perderebbe in credibilità e la fiducia verrebbe a mancare. Ci vuole inoltre coerenza nell’uso di tecniche mirate al modellamento di un comportamento, in ambito sia ludico sia sportivo ed educativo.

Nel cane le motivazioni sono innate, non si possono cancellare. È basilare conoscerle per poterle soddisfare, evitando frustrazioni (motivazioni non soddisfatte) o dipendenze (motivazioni “super-allenate”). Il nostro compito è quindi quello di “allenare” il cane nelle motivazioni che sono funzionali al “compattamento” della coppia uomo-cane. È altrettanto importante soddisfare anche le motivazioni che, se mal gestite o non considerate, sfociano facilmente in comportamenti problematici (possessivi, predatori, protettivi, territoriali); ciò è possibile indirizzando il cane su target stabiliti (per es., giochi, attività) ai quali può accedere solo seguendo regole precise. Praticando nel quotidiano piacevoli attività insieme al nostro cane otterremo un incremento del suo (e del nostro!) benessere.

Lo scopo ultimo di questo tipo di educazione non è quello di ottenere il controllo del cane, ma che il cane impari ad autocontrollarsi, ad autogestirsi, per essere sempre adeguato e a proprio agio nelle diverse situazioni in cui verrà a trovarsi. In questo metodo non esistono punizioni, metodi o strumenti coercitivi, ma tutto è proposto sotto forma di gioco perché sia l’uomo sia il suo amico a quattro zampe vivano un’esperienza positiva.

Nose working: un’attività molto divertente!

Un esempio molto interessante e concreto sul modo in cui praticare attività ludiche che ci aiutino a conquistare la fiducia del nostro cane sono i giochi di ricerca olfattiva. Estremamente divertenti sia per il cane sia per il proprietario, questi giochi costituiscono un’ottima alternativa al solito lancio della pallina o al tira e molla. Consistono nel nascondere un premietto o un giocattolo da qualche parte e nel mandare il cane alla ricerca!
Il gioco di ricerca olfattiva è un’attività che piace moltissimo a tutti i cani, in quanto utilizza il loro primo senso: appunto l’olfatto! Si è visto anche che cercare con l’olfatto richiede un grande impegno mentale; di conseguenza il cane aumenta la sua concentrazione, i tempi di attesa e la calma, perché non si può essere concentrati e allo stesso tempo agitati. Quindi è un’attività perfetta per tutti i cani irruenti, esuberanti, che hanno delle difficoltà a stare tranquilli e rilassati, proprio come sono spesso i nostri Russell!

Inoltre si possono fare moltissime varianti a questo gioco, ognuna con un livello di difficoltà diverso. Si possono usare bicchieri, scatole, contenitori vari, teli, dove nascondere il premietto, in modo che il cane, risolvendo il problema che ha di fronte, aumenti le sue capacità e la sua autostima. Se pensiamo a come noi umani ci sentiamo meglio e più forti dopo aver risolto un problema, certamente lo stesso vale per i nostri amici a quattro zampe!
Il lavoro di fiuto è dunque uno dei più appaganti per il cane ed è utile per motivarlo a collaborare con il proprietario; l’affiatamento crescerà in maniera tangibile e sostanziale. Inoltre il nose working si può svolgere ovunque: nei boschi, nei parchi, nelle aree urbane e anche all’interno della propria casa. Anche con pochi minuti di gioco ogni giorno, il nostro amico diventerà più calmo e rilassato; di pari passo crescerà la sua voglia di “lavorare” con noi e sarà entusiasta di seguire le nostre indicazioni!

Il rapporto tra uomo e cane generalmente inizia quando l’animale è ancora cucciolo, e ha quindi bisogno di essere educato. Secondo un approccio di tipo cognitivo-zooantropologico, l’intervento di educazione deve avere la finalità di portare a una convivenza serena e appagante per entrambi i componenti. Per raggiungere questo obiettivo si mira alla collaborazione tra uomo e cane, e l’unico modo per raggiungere una piena e completa partecipazione da parte del cane è meritare la sua fiducia, attraverso la comunicazione, il rispetto, la coerenza e l’uso delle motivazioni. Questo tipo di approccio sembra particolarmente indicato per i cani delle razze Russell che, notoriamente testardi ed estremamente orgogliosi, spesso mal sopportano interventi più coercitivi, che a volte possono anche portare a ottenere un effetto opposto a quello desiderato!

Come primo passo è necessario “decodificare” i messaggi del cane per poter comprendere le sue intenzioni; ciò è possibile con un attento studio dei segnali calmanti e del suo “linguaggio del corpo”. Inoltre dobbiamo utilizzare un modello comunicativo chiaro, univoco e coerente per farci capire a nostra volta e permettere al nostro amico di seguire le indicazioni che gli forniamo. Il proprietario lavorerà sulla consapevolezza del proprio movimento (gesti, mimica, cinetica) e sulla coscienza del proprio corpo (spazi, distanze, posture) per stabilire un vocabolario comunicativo senza malintesi, basato appunto sul linguaggio del corpo.

Sappiamo che il rispetto per l’altro è basato sulla conoscenza. Dobbiamo quindi conoscere i limiti del nostro cane, le sue necessità e le sue attitudini (innate e specifiche) per poterle assecondare e rispettare.

È importante inoltre stabilire delle regole che siano rispettose dei bisogni nostri, del cane e della società. I cani compiono enormi sforzi per adattarsi al contesto in cui vivono; seguire delle regole (poche e chiare!) rassicura il cane, che in tal modo sa entro quali limiti potersi “muovere”. Deve esserci coerenza nel praticare e far rispettare le regole stabilite. Viceversa si perderebbe in credibilità e la fiducia verrebbe a mancare. Ci vuole inoltre coerenza nell’uso di tecniche mirate al modellamento di un comportamento, in ambito sia ludico sia sportivo ed educativo.

Nel cane le motivazioni sono innate, non si possono cancellare. È basilare conoscerle per poterle soddisfare, evitando frustrazioni (motivazioni non soddisfatte) o dipendenze (motivazioni “super-allenate”). Il nostro compito è quindi quello di “allenare” il cane nelle motivazioni che sono funzionali al “compattamento” della coppia uomo-cane. È altrettanto importante soddisfare anche le motivazioni che, se mal gestite o non considerate, sfociano facilmente in comportamenti problematici (possessivi, predatori, protettivi, territoriali); ciò è possibile indirizzando il cane su target stabiliti (per es., giochi, attività) ai quali può accedere solo seguendo regole precise. Praticando nel quotidiano piacevoli attività insieme al nostro cane otterremo un incremento del suo (e del nostro!) benessere.

Lo scopo ultimo di questo tipo di educazione non è quello di ottenere il controllo del cane, ma che il cane impari ad autocontrollarsi, ad autogestirsi, per essere sempre adeguato e a proprio agio nelle diverse situazioni in cui verrà a trovarsi. In questo metodo non esistono punizioni, metodi o strumenti coercitivi, ma tutto è proposto sotto forma di gioco perché sia l’uomo sia il suo amico a quattro zampe vivano un’esperienza positiva.

Nose working: un’attività molto divertente!

Un esempio molto interessante e concreto sul modo in cui praticare attività ludiche che ci aiutino a conquistare la fiducia del nostro cane sono i giochi di ricerca olfattiva. Estremamente divertenti sia per il cane sia per il proprietario, questi giochi costituiscono un’ottima alternativa al solito lancio della pallina o al tira e molla. Consistono nel nascondere un premietto o un giocattolo da qualche parte e nel mandare il cane alla ricerca!
Il gioco di ricerca olfattiva è un’attività che piace moltissimo a tutti i cani, in quanto utilizza il loro primo senso: appunto l’olfatto! Si è visto anche che cercare con l’olfatto richiede un grande impegno mentale; di conseguenza il cane aumenta la sua concentrazione, i tempi di attesa e la calma, perché non si può essere concentrati e allo stesso tempo agitati. Quindi è un’attività perfetta per tutti i cani irruenti, esuberanti, che hanno delle difficoltà a stare tranquilli e rilassati, proprio come sono spesso i nostri Russell!

Inoltre si possono fare moltissime varianti a questo gioco, ognuna con un livello di difficoltà diverso. Si possono usare bicchieri, scatole, contenitori vari, teli, dove nascondere il premietto, in modo che il cane, risolvendo il problema che ha di fronte, aumenti le sue capacità e la sua autostima. Se pensiamo a come noi umani ci sentiamo meglio e più forti dopo aver risolto un problema, certamente lo stesso vale per i nostri amici a quattro zampe!
Il lavoro di fiuto è dunque uno dei più appaganti per il cane ed è utile per motivarlo a collaborare con il proprietario; l’affiatamento crescerà in maniera tangibile e sostanziale. Inoltre il nose working si può svolgere ovunque: nei boschi, nei parchi, nelle aree urbane e anche all’interno della propria casa. Anche con pochi minuti di gioco ogni giorno, il nostro amico diventerà più calmo e rilassato; di pari passo crescerà la sua voglia di “lavorare” con noi e sarà entusiasta di seguire le nostre indicazioni!

FLOYD JR A BORDOI Russell sono dei simpaticissimi cani da lavoro. Sono brillanti, intelligenti, attenti e difficilmente gli sfugge qualcosa. Hanno energia da vendere. Sono quindi particolarmente attivi, sempre all’erta e pronti all’azione. Sono giocosi, allegri e simpatici e si adattano molto bene a vivere in famiglia.

Sono sicuramente cani molto adatti a vivere con i bambini e sono ottimi compagni di giochi, ovviamente a patto che i bambini siano abbastanza maturi e capaci di rispettarli.

Questi piccoli terrier si realizzano completamente quando possono svolgere un lavoro, o comunque quando si sentono utili. Amano apprendere continuamente e, se si annoiano, diventano instancabili e creativi nel cercare qualcosa da fare. Essendo particolarmente attivi, necessitano di fare molto moto e sono sicuramente poco adatti a persone pigre.
Con loro l’impegno più grande è riuscire a convogliare la grande energia che li caratterizza in senso positivo, quindi vanno tenuti sempre impegnati. Se vengono lasciati troppe ore da soli in casa, possono incanalare la loro energia in modo distruttivo.

Inoltre hanno bisogno di correre liberi in sicurezza, di socializzare con gli altri cani sin da piccolissimi. Non bisogna lasciarsi ingannare dalla piccola taglia dei Russell, che hanno invece un grande carattere e coraggio da vendere. Si sentono dei grandi cani e si comportano di conseguenza. Il loro ego è tale che non esitano ad affrontare cani anche di tre taglie più grandi di loro.

Per questo motivo, se non si hanno nozioni sufficienti di cinofilia, si raccomanda ai proprietari di seguire un buon corso educazione e di obbedienza, per insegnare al proprio cane le regole basilari di educazione.

Nonostante tutto, sono comunque cani che si adattano molto bene alla vita in appartamento, apprezzano le comodità della casa e amano vivere a stretto contatto con la famiglia.

Come per tutti i cani, le uscite giornaliere dovrebbero essere almeno tre. Per il benessere psicofisico di un Russell, per tenerlo in forma e psicologicamente sereno è indispensabile farlo scaricare adeguatamente. Non è pensabile che sia sufficiente una passeggiata al guinzaglio intorno all’isolato.

A questo proposito, ricordiamo che nel prossimo mese di marzo entrerà in vigore la nuova legge sui condomini, il cui articolo 16 stabilisce, tra l’altro, che le norme del regolamento non possono vietare di possedere o detenere animali da compagnia, ma allo stesso tempo contiene l’inasprimento di sanzioni per i proprietari di cani indisciplinati.

Purtroppo, secondo un’inchiesta realizzata dall’AIDAA (Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente), almeno un terzo dei sette milioni di cani che abitano nelle case italiane vive in condizioni non certamente idonee al suo status.

Diverse le motivazioni per le quali i cani vivono male e di conseguenza, ovviamente, si lamentano, abbaiando e infastidendo il vicinato. La prima è la poca disponibilità di spazio a disposizione; sono molte infatti le segnalazioni di cani, anche di grossa taglia, tenuti in spazi angusti o confinati sui balconi, spesso senza riparo e con poca acqua e poco cibo.

La seconda causa, che porta il cane a lamentarsi ma anche ad andare in depressione, è la solitudine: su 1000 proprietari di cani che vivono in appartamento, ben 763 hanno dichiarato di lasciare il cane da solo per almeno sei ore al giorno, e quasi tutti hanno anche ammesso che questo fattore ha provocato le ire dei vicini, in quanto il cane da solo in casa piange.

Il terzo fattore è la poca disponibilità di tempo che i padroni dedicano ai loro cani per la passeggiata e la sgambata quotidiane. Sui 1000 intervistati solo 123 portano a spasso il cane tre volte, 229 due volte e gli altri una sola volta e non più per venti minuti, giusto il tempo di permettere al cane di fare i bisognini e rientrare.

Avere un cane è impegnativo ma i piccoli sacrifici che facciamo per loro vengono ripagati da un immenso e incondizionato affetto.

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Negli ultimi anni si è notevolmente diffuso l’utilizzo dei Jack Russell Terrier nella “cerca al tartufo”. Questi cani, grazie al loro spiccato istinto predatorio e alla loro tenacia, uniti a una energia e una resistenza notevoli, si sono rivelati particolarmente adatti a tale attività. Inoltre la piccola taglia permette loro di addentrarsi facilmente tra spini e rovi fittissimi dove i cani di taglia media, generalmente utilizzati, non riescono ad arrivare.

Il tartufo, fungo ipogeo, per i nostri Jack rappresenta una preda vera e propria, e per raggiungerla arrivano a strappare le radici degli alberi con la loro forte dentatura.

Le zampe, corte ma forti ed energiche, scavano freneticamente anche i terreni più duri e pietrosi.

La foga non si arresta nemmeno in presenza delle condizioni atmosferiche più avverse: neve, pioggia o caldo asfissiante.

La taglia ridotta e la struttura compatta poi permettono ai Jack di mantenersi in equilibrio scavando anche sulle spallette di terreno quasi verticali, dove facilmente si formano i tartufi e dove gli altri cani non hanno la capacità di destreggiarsi.

Nella prima foto potete vedere Tellina, una esperta “cacciatrice” di tartufi, immortalata con i bottini che regolarmente recupera a ogni uscita.

Ultimamente ha partecipato a una importante gara nazionale di cerca al tartufo bianco nelle Marche, nella quale hanno gareggiato circa 70 agguerritissimi ed espertissimi cani da tartufo bianco provenienti da tutta Italia. Ebbene, nonostante fosse stata impiegata esclusivamente nella ricerca del tartufo nero, la nostra Jackina si è classificata inaspettatamente terza avendo impiegato, per recuperare i quattro minuscoli tartufi bianchi, 1 minuto e 11 secondi, soltanto 2 secondi in più del secondo classificato e 12 secondi in più del primo!

L’addestramento a questo tipo di attività inizia già a due mesi di vita del cucciolo.

In genere vengono preferite le femmine, in quanto sono più disciplinate, mentre i maschi tendono a distrarsi facilmente.

Il primo passo è il “riporto”, che consiste molto semplicemente nel lanciare un oggetto (pallina o altro) e premiare il cane con un bocconcino quando lo stesso oggetto viene riportato (meglio se direttamente nella vostra mano).

Il secondo step consiste nel nascondere l’oggetto sotto una sottile zolla di terra, appena sollevata con una paletta, e invitare il cane a cercarlo e recuperarlo, naturalmente premiando il cucciolo a missione compiuta.

A questo punto l’“oggetto” può essere sostituito con un vero tartufo (bianco, nero, “caciola”) o con una noce moscata impregnata di olio tartufato.

Una volta appresi questi primi rudimenti, è il momento di “uscire” e mettere in pratica sul campo tutto quello che nel proprio giardino, o nel parco, sembra tanto facile.

Bisogna armarsi di molta pazienza, in quanto c’è da camminare parecchio, ma l’impegno verrà sicuramente ripagato quando il vostro cucciolo riporterà orgoglioso il suo primo tartufo!

Vi ricordo che per la ricerca e la raccolta del tartufo è necessario possedere un tesserino rilasciato dall’Assessorato Agricoltura e Foreste e conseguito a seguito del superamento di un esame.

Laura Scafetta

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Nel lontano 1980 la voglia di prendere un cane stava diventando per me una priorità quasi assoluta. E la ricerca non era così facile come potrebbe sembrare.

Ogni cane infatti ha le sue caratteristiche e i meticci, al di là della buona azione di salvarne uno, dal punto di vista caratteriale possono talvolta riservare delle spiacevoli sorprese.

Nella scelta di un cane i fattori da considerare sono molteplici, specialmente se si vive in un appartamento e in un condominio. Così non riuscivo a decidermi. Ogni razza che valutavo aveva qualcosa che non mi convinceva totalmente. Finché un giorno incontrai una signora con un cane di piccola taglia al guinzaglio che trotterellava allegramente accanto a lei. Una vera delizia di cane. Non ne avevo mai visto uno uguale prima.

Tra me e me pensai che si trattasse di un meticcio, e giusto per non essere scortese chiesi di quale razza fosse.

Si trattava del primo Jack Russell che vedevo in vita mia e fu amore a prima vista. Dopo due o tre giorni ne avevo uno in casa.

Ebbi una fortuna incredibile, un caso o il destino? Non saprei dirlo, ma certamente trent’anni fa non era facile trovare cucciolate di Jack Russell Terrier e io ne trovai una non troppo distante da casa e, con il senno del poi, posso sicuramente affermare che era di ottima qualità.

È iniziata così la mia avventura con questi magnifici e insostituibili terrier.

Chi conosce questa razza può ben immaginare che non sono state tutte rose e fiori, anzi ancora oggi, illudendomi di averle viste tutte, mi trovo invece talvolta di fronte a situazioni inaspettate e nel complesso di non facile risoluzione.

La grande simpatia ed energia di questi cani mi ha fatto però appassionare, più tempo passavo con loro e più cresceva in me la curiosità di conoscere ogni dettaglio.

Posso dire di essere cresciuta in mezzo ai cani. Da piccolissima, invece che con le bambole, giocavo con i cani di mio zio, allevatore di Bracchi Tedeschi. Lo zio viveva con noi e in casa c’era sempre almeno un cane.

Appena potevo poi lo accompagnavo all’allevamento per accudire i cani e lo seguivo nelle riserve o in campagna per allenarli. Inevitabilmente la passione mi ha contagiata.

Mi sono sempre documentata sulle razze ma francamente dei Terrier non ne sapevo molto.

Ora che in casa avevo un Russell volevo conoscere ogni cosa e così iniziai delle ricerche sulle origini di questo cane, le sue caratteristiche, la sua storia e il suo utilizzo.

Con mia sorpresa non trovai molto e in quel periodo incontrare persone che conoscessero a fondo la razza era ancora pressocché impossibile.

Così con pazienza scoprii pian piano molte cose da sola, soprattutto attraverso i tanti libri in lingua inglese acquistati nel tempo.

I pochissimi Jack Russell che si trovavano in giro erano morfologicamente del tutto diversi l’uno dall’altro, pur avendo un minimo comune denominatore che li contraddistingueva: il carattere.

Altezza, orecchie, testa, torace, zampe, colore, ecc. non corrispondevano praticamente mai. Una disomogeneità totale.

Scoprii anche che in Gran Bretagna ogni allevatore, o terrierman, “costruiva” i suoi cani per le proprie esigenze e a seconda del territorio circostante.

Ero però sicura che il reverendo John Russell, il creatore della razza, un’idea doveva pur averla avuta sul tipo di cane da allevare.

Ma quale? L’unica era mettersi sulle sue tracce. Trovare i suoi eredi, o meglio gli allevatori che avevano ereditato i suoi cani e che ne avevano preservato le linee di sangue.

Accompagnata da mio marito sono quindi partita per l’Inghilterra per incontrare Eddie Chapman, considerato da tutti il più grande conoscitore di Jack Russell Terrier. Un uomo che ha dedicato a questi cani la sua intera vita, anche a costo di grandissimi sacrifici.

Eddie è stato cordialissimo, si è intrattenuto con noi e non si è risparmiato nel rispondere alle infinite domande che gli abbiamo rivolto.

Ci ha accompagnati all’allevamento e ci ha fatto conoscere ogni suo singolo cane – cucciolate comprese -, fornendoci chiarimenti sulla genealogia e le caratteristiche fondamentali di un vero Jack Russell Terrier che ora in Gran Bretagna si chiama Parson Russell Terrier.

Finalmente vedevamo un po’ di uniformità! I cani erano tutti (ne incontrammo più di 100) festosissimi e mai aggressivi nei nostri confronti, avevano le gambe dritte e il torace spannabile e, pur essendo di altezze diverse, le loro proporzioni (altezza delle zampe rispetto alla lunghezza del busto) erano uniformemente rispettate: sempre iscritti nel quadrato!

La cosa che maggiormente ci colpì era però il carattere, estremamente amichevole.

Chapman ci ha raccontato a lungo delle origini e del tipo di lavoro che questi cani dovevano svolgere.

Come tutti sapete infatti i Jack sono stati creati per il lavoro in tana naturale, un compito particolarmente duro nel quale per sopravvivere l’intelligenza è un requisito fondamentale, ancora più importante della forza fisica.

Eddie ci ha tenuto a precisare che quelli che avevamo di fronte erano i diretti discendenti dei cani allevati dal reverendo Russell.

Soggetti creati esclusivamente con il compito di stanare il selvatico. Cani capaci di tenere fermo l’animale, di segnalare la sua presenza al conduttore con l’abbaio, dotati del coraggio necessario per non retrocedere e allo stesso tempo tanto intelligenti da non farsi infliggere colpi tali da mettere a rischio la propria vita. E infine tanto resistenti e tenaci da sopportare per lunghe ore, o anche giorni, il lavoro sottoterra in condizioni estremamente sfavorevoli.

Quindi funzioni ben precise e di grande valore. Tanti requisiti in soggetti di taglia così piccola. Esaltante!

Con particolare insistenza Chapman ha più volte sottolineato che nelle linee di sangue originali era totalmente esclusa l’influenza di sangue ‘bull’, proprio allo scopo di mantenere quelle caratteristiche di non aggressività e di docilità.

Il colloquio era stato a dir poco affascinante. I racconti di Chapman ci avevano travolto come un fiume in piena. Era riuscito a trasmetterci e a farci comprendere con estrema passione quella che si può definire l’essenza di questa razza.

Finalmente avevamo compreso cosa c’era dietro questi cani e il motivo per cui erano così speciali e fuori del comune.

Era iniziato così il nostro percorso sulle orme del reverendo. Il secondo passo era quello di visitare il luogo dove John Russell aveva vissuto e allevato i suoi cani, Swimbridge, e i territori dove questi cani venivano utilizzati: il Devon e il Somerset.

La contea di Devon è una delle più estese dell’Inghilterra. A nord è bagnata dal Mare Celtico, a est confina con il Somerset e il Dorset, a sud si affaccia sulla Manica e a ovest confina con la Cornovaglia. La contea è percorsa da rilievi collinari lungo il confine orientale, in particolare nel nord-est, dove si estende la propaggine occidentale delle colline dell’Exmoor.

Si tratta di un territorio di particolare bellezza, riconosciuta anche dall’UNESCO che lo ha inserito nella lista dei Patrimoni dell’umanità.

L’Exmoor è un Parco Nazionale situato sul Canale di Bristol, nella costa sud-occidentale dell’Inghilterra. Si estende tra la contea del Devon e quella del Somerset e ha un’area totale di circa 700 chilometri quadrati, di cui 55 chilometri di costa. La popolazione vive in piccoli villaggi sparsi, immersi nella natura. Gli insediamenti più grandi sono Porlock, Dulverton, Lynton e Lynmouth, nei quali risiede almeno il 40% degli abitanti.

Prima di diventare Parco, l’Exmoor era una Royal Forest, cioè un territorio di caccia a esclusivo utilizzo del re e, su suo invito, dell’aristocrazia.

Attraversare questi territori così poco abitati ma tuttora densamente popolati di fauna selvatica ci ha ulteriormente fatto comprendere le esigenze che all’epoca avevano portato il reverendo Russell a selezionare dei cani utili a liberare le campagne dai nocivi in soprannumero.

Dopo circa tre ore di viaggio attraverso questi splendidi paesaggi siamo arrivati finalmente a destinazione.

Swimbridge, un piccolo villaggio in una zona collinare nel Devon settentrionale, è il luogo in cui il reverendo John Russell ha vissuto fino alla sua morte, avvenuta nel 1883, prestando servizio come curato della St. James Church, nel cui cimitero è sepolto.

Proprio di fronte alla chiesa si trova il pub che prende il nome dal reverendo e che ne tramanda la leggenda.

Arrivati nel piccolo centro abbiamo parcheggiato l’auto accanto al Jack Russell Inn, la piccola e accogliente locanda che per insegna non poteva avere altro che un Jack. L’impressione è stata quella di trovarci in una località fantasma, in giro non c’era anima viva.

Ci siamo fermati in silenzio davanti al pub ad ammirare ciò che ci circondava. Era una giornata molto ventosa, con grosse e minacciose nuvolegrigie che attraversavano il cielo di un azzurro molto intenso. Il verde dei prati era particolarmente acceso.

Tutto era estremamente affascinante e allo stesso tempo irreale. Fermi davanti al pub abbiamo visto venirci incontro una giovane donna con un cane al guinzaglio: e quale cane poteva essere se non un Jack Russell? Estremamente sorpresi siamo rimasti di nuovo senza parole ad ammirare il soggetto, un tricolore a pelo ruvido dall’allegra andatura. La signora, notando il nostro interesse, senza fermarsi si è premurata di informarci che il suo cane era un Jack… inutile spiegarle che eravamo partiti da molto lontano proprio per incontrare dei veri Russell… la abbiamo ringraziata e salutata cordialmente.

Ancora stupiti per l’inaspettato e profetico incontro ci siamo avviati a visitare la chiesa e il piccolo cimitero annesso sul retro.

Non è facile spiegare con le parole le sensazioni che ho provato in quel contesto, ma a questo punto vale la pena tentare.

La figura del reverendo Russell mi aveva enormemente incuriosita e provavo per lui una sincera ammirazione. Un uomo di chiesa ma allo stesso tempo uno sportivo, un cinofilo con la passione della caccia in tana.

Avevo riflettuto spesso sulla passione che quest’uomo aveva messo nel portare avanti l’allevamento dei suoi cani e sul perché non aveva mai voluto fare riconoscere la razza. Forse il motivo era proprio quello di salvaguardarli e mantenerne inalterate le caratteristiche.

Raggiunta la tomba del reverendo, ho iniziato ad instaurare con lui una sorta di dialogo silenzioso. Attraversare quei ter-ritori, trovarmi sul luogo di origine del Jack Russell Terrier, mi dava la sensazione di aver assorbito, sia pure inconsapevolmente, le nozioni necessarie su come procedere per il futuro. Quasi involontariamente, mi sono trovata a formulare al reverendo una sincera promessa: da quel momento avrei fatto il possibile per mantenere intatti gli scopi che lui si era prefisso e mi sarei battuta per continuare il percorso che aveva intrapreso.

A distanza di anni, ancora oggi vivo quella promessa come un patto indissolubile al quale non posso venire meno. Trasformare il Jack Russell, o il Parson Russell che sia, in uno dei tanti cani da salotto sarebbe un vero e terribile disastro.

Dopo la visita, un’esperienza a dir poco toccante, ci siamo allontanati dalla chiesa e siamo entrati nel pub, dove abbiamo trovato un’infinità di interessanti fotografie, immagini e storie relative al reverendo Russell. Abbiamo ordinato del cibo, che si è rivelato veramente gustoso, e da bere per rifocillarci. Al momento di congedarci, dopo un paio d’ore di chiacchiere con i gestori del pub, abbiamo ricevuto dei regali sempre inerenti ai Jack e anche delle scuse perché non avevano altri gadget da offrirci in omaggio.

A tutti gli appassionati consiglio quindi di trascorrere una vacanza in quei meravigliosi territori e di visitare Swimbridge, una meta dove ogni anno si recano da ogni parte del mondo numerosi innamorati della razza, forse richiamati proprio dallo spirito del reverendo, che vuole strappare a tutti la promessa che anche io mi sono trovata a rivolgergli.

Un viaggio che, al di là della mia forse “delirante” descrizione, certamente vi piacerà e vi aiuterà comprendere cosa rappresentano davvero un Jack o un Parson Russell Terrier.

Laura Accarrino

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“Un animale simile l’avevo immaginato soltanto nei miei sogni”. Questa è la descrizione che John Russell fa di Trump, la cagnetta destinata a diventare la fondatrice del suo allevamento, un allevamento di cani molto diversi dagli altri, all’epoca conosciuti come “Parson Jack Russell Terrier”. Oggi molte persone chiamano Jack Russell ogni piccolo terrier, prevalentemente bianco. Il libro tenta di spiegare la vera storia di questa razza, di un cane da esposizione, di un lavoratore per eccellenza, di un cane da compagnia di grande popolarità. Molti sono ancora convinti che il Jack Russell sia un piccolo cane compatto, con le zampe anteriori che ricordano una sedia Chippendale, con macchie colorate (perfino nere e marroni in assenza totale di bianco) e una coda corta e ispida.

Tutti sanno che cos’è un JRT o almeno pensano di saperlo! Se si dovesse tracciare un identikit di alcuni esemplari di questa razza, la descrizione del cane potrebbe essere probabilmente la seguente: 10 inchs di altezza (o forse 16), 30 libbre di peso (o forse 12), gambe corte, lunghe, dritte o storte, pelo corto, ruvido e rotto, bianco con macchie nere e/o marroni, oppure nero e marrone con delle chiazze bianche; allevato per la caccia alla volpe, per inseguire i conigli, per cacciare topi e per essere trasportato a cavallo.
Tuttavia la sola cosa che accomuna tutte queste creature diverse è il carattere. Ho usato deliberatamente questa parola anziché temperamento o indole, perché bisogna dire che alcuni di questi diversi tipi di cosiddetti Jack Russell hanno dei temperamenti piuttosto indefiniti. In questo contesto, come d’altronde in tutti gli altri, vale la pena ricordare una descrizione che il Reverendo faceva dei suoi terrier: “coraggiosi ma non litigiosi “.
Il Reverendo Russell allevava Fox Terrier. Questa affermazione non sarà mai ricordata a sufficienza. Il Parson Russell è un terrier allevato per stanare la volpe. Per John Russell la caccia è stata la passione di tutta la vita. Il suo scopo era allevare terrier che avessero molto coraggio e una struttura fisica che gli consentisse di eseguire il loro compito nei freddi inverni di Exmoor. Era forse inevitabile che altri allevatori, più interessati alle mostre canine che alla caccia, trasformassero il Fox Terrier nel cane elegante di oggi. L’allevamento del reverendo era di tipo tradizionale, mentre altri allevatori erano alla ricerca di una linea più moderna.
Il nome Russell è diventato sinonimo di tutti i piccoli terrier bianchi da lavoro. Allo stesso tempo coloro che pretendono di essere seriamente interessati agli allevamenti non accettano l’uso di questo nome se non per descrivere un terrier di 14 inch e dal pelo duro, definito nel 19° secolo un Fox Terrier.
Il tipo di Jack Russell più piccolo, con le gambe corte, può riscuotere molto successo (per i suoi proprietari è indubbiamente il tipo di terrier più bello del mondo) e non c’è dubbio che il cane che si è affermato con il nome di Jack Russell in Australia è ormai molto popolare, sta rapidamente guadagnando molti consensi ed è sempre meglio conosciuto nelle esposizione dei Kennell Club. Rimane tuttavia l’interrogativo se questi cani debbano essere chiamati Jack Russell. Un tempo erano conosciuti nel Regno Unito come Hunt Terriers (terrier da caccia). Per essere precisi sarebbe quindi opportuno ripristinare il vecchio nome.

TEMPERAMENTO
Lo standard dell’allevamento britannico richiede che il Russell sia “coraggioso e amichevole”. Altri standard usano termini come “sicuro di sé” e “audace”. Forse lo standard americano somma le migliori caratteristiche della razza: “sul lavoro è un cacciatore instancabile, tenace e coraggioso. In casa è giocoso, esuberante e straordinariamente affettuoso. È un terrier indipendente e pieno di energie e richiede la dovuta attenzione”.
Forse, poiché nel corso degli anni così tanti piccoli terrier incrociati con altre razze hanno immeritatamente portato il nome di Jack Russell, la razza si è guadagnata la reputazione di “aggressiva” e “imprevedibile”. Ho ricevuto una volta una richiesta di un cucciolo da una famiglia che viveva ad alcune miglia di distanza dalla mia abitazione. Al telefono ho fatto le solite domande: avete un giardino? è ben recintato? C’è sempre qualcuno in casa? Che età hanno i bambini? La famiglia sembrava perfetta e ci mettemmo d’accordo per fargli conoscere la cucciolata che aveva sette settimane circa.

All’ora stabilita arrivarono, mamma papà due teenager e la nonna. Abbiamo dovuto portare la nonna, spiegò il padre, perchè il cucciolo è per lei. Poveri noi, la nonna era piuttosto anziana e camminava con l’aiuto di un bastone. Mentre cercavo un modo diplomatico per spiegare che non ritenevo opportuno affidare un cucciolo a una persona di quell’età, lasciai i cuccioli fuori a giocare. Naturalmente i ragazzi furono entusiasti dei cuccioli, e tutti erano d’accordo su quanto fossero adorabili.

Allora dissi che sarei andata a prendere la mamma in giardino. Subito i ragazzi proposero di rimettere i cuccioli nel loro recinto tenendosi a distanza, perché temevano che la mamma non gli avrebbe consentito di toccare i cuccioli. Spiegai che Redwing era sempre entusiasta di esibire la sua famiglia ai visitatori. Inoltre, visto che cominciava ad averne abbastanza dei suoi cuccioli, sarebbe stata molto contenta di darne subito via uno. Redwing arrivò con il suo solito entusiasmo, scodinzolando, e disse ciao a tutti i presenti prima di tornare dai suoi cuccioli. Io mi stavo ancora chiedendo come respingere diplomaticamente la loro richiesta di acquistare un cucciolo quando mi resi conto dei loro sguardi imbarazzati.
Sono dei cuccioli adorabili, disse il padre, e la mamma è così carina, aggiunse la madre, e molto affettuosa, aggiunse la nonna. Ma… non è realmente un JRT, non è vero? Pochi secondi prima stavo cercando il modo giusto per dirgli che non potevano avere un cucciolo, adesso ero mortalmente offesa che pensassero che la madre non era abbastanza bella. Sottolineai in modo gelido che il padre aveva vinto diverse esposizioni; che la stessa Redwing aveva accumulato diversi premi; ricordai i loro illustri antenati descritti nel pedigree. Ma loro erano fermissimi.
Non poteva essere un Jack Russell perché non mordeva le persone. Allora fu chiaro che la nonna voleva un cane da guardia ma “non era in grado di gestire un Rottweiler”, così aveva pensato che un JRT potesse fare al suo caso.

TRADIZIONE
Naturalmente questa famiglia non è la sola a credere che i Russell siano aggressivi e imprevedibili, ma bisogna dire che in molti casi questa opinione è ingiustificata. Basta pensare per un attimo alle ragioni storiche per cui è nata la razza. In quanto cani usati nella caccia alla volpe, abituati a lavorare (e spesso a vivere) accanto ai segugi, i Russell non devono mai essere litigiosi e irascibili, perché se così fosse i Foxhounds glielo impedirebbero! Di fatto i Russell sono molto affini ai segugi. La mia cagnetta Replica ha sempre vissuto nel canile con tre maschi di Otterhounds e durante la notte dormiva in mezzo a loro, se invece cercavo di metterla con un altro terrier si sedeva sulla porta impedendo al cane di entrare.
Come i terrier devono essere socievoli con gli altri cani, così essi devono anche accettare di ignorare gli altri animali e, fatto ancora più importante, devono convivere con le persone compresi gli estranei.
Un JRT non dovrà dunque mai essere aggressivo nei confronti delle persone o degli animali.

BAMBINI
Le persone spesso chiedono se i Russell sono buoni con i bambini. La mia risposta è sempre in forma di domanda. E i bambini sono buoni con i cani? Molti Russell amano i bambini e sono dei compagni ideali l’uno per l’altro, ammesso che i bambini siano stati educati a trattarli con gentilezza.

ISTINTO
Tuttavia talvolta i problemi sorgono quando la gente dimentica (o non ha mai imparato) che il Russell è un vero terrier. L’istinto alla caccia è estremamente forte e l’energia e l’entusiasmo che contraddistinguono il carattere della razza devono essere usati in modo costruttivo se cane e padrone vogliono gioire del proprio rapporto.
Poche persone in Gran Bretagna hanno l’opportunità di far lavorare i terrier nella maniera in cui devono. Ma un cane da lavoro ha una sicurezza e una fiducia in se stesso che gli deriva dalla consapevolezza di quello che è lo scopo della sua vita.
Va detto che molti cani vogliono compiacere i loro proprietari, ma un terrier vuole prima di tutto compiacere se stesso, e questo vale ancora di più per un Russell. Se un JRT non può fare il lavoro per il quale la razza è stata creata, è necessario fargli svolgere altre attività che gli permettano di sfruttare tutta la sua energia e il suo entusiasmo. L’obbedienza e l’agility stimolano il cervello, il gioco con la palla e la corsa nel parco rendono un terrier felice e contento e giovano alla sua salute.

Il Jack Russell è una delle razze di cani più intelligenti. Tuttavia, se si vuole stabilire una buona relazione con il proprio cane, è fondamentale capire gli istinti che hanno portato la razza a svolgere il suo ruolo tradizionale. Un Russell è destinato ad abbaiare ma solo alle volpi che stanno nelle tane, se voi lo consentirete abbaieranno a molte altre cose perché abbaiare è qualcosa in cui sono bravi. La soluzione naturalmente è quella di impedirgli di abbaiare prima che questo diventi un’abitudine, altrimenti anche voi avrete uno di quei piccoli terrier che non smettono mai di abbaiare e che la gente odia.
Il terrier va a caccia istintivamente ma non per questo bisognerà consentirgli di cacciare qualsiasi cosa. Un Russell tuttavia non è destinato a uccidere la selvaggina, anche se deve potersi difendere in caso di pericolo. Per questo ha una dentatura grande e forte che può far male anche se usata per gioco. Se provocate un terrier, il vostro comportamento verrà interpretato come quello di una volpe, quindi non meravigliatevi se subirete lo stesso trattamento che il cane riserva all’animale.
Questo non è indice di un cattivo carattere, è piuttosto il comportamento istintivo indotto di generazione in generazione.
Trattate un Russell con rispetto e sarete ricambiati con altrettanto rispetto.

In Sheila Atter, “Jack Russell Today”, Howell Book House, New York 1995

imm 01Il Jack Russell Terrier nasce come cane da tana e non come cane da compagnia, è un cane da lavoro sempre attivo e rispetta le regole del branco come tutti gli animali in natura.
Il capobranco (soggetto alfa) deve occuparsi degli altri componenti procurando loro il cibo, affrontando elementi estranei e ispezionando per primo nuove zone per la caccia.

La responsabilità del capobranco viene premiata con dei privilegi: diritto di monta sulle femmine in calore, diritto di nutrirsi per primo e senza che nessuno possa avvicinarsi al cibo sino a quando il capobranco non è sazio, diritto a dormire sui giacigli altrui mentre nessuno può dormire sul suo (questo è uno dei motivi per cui un cane dominante non dovrebbe mai dormire sul letto del suo padrone).

Se lasciamo che il nostro Jack Russell si consideri un leader del branco dobbiamo aspettarci anche una serie di conseguenze negative:
protegge il branco, perciò diventa aggressivo nei confronti di altri cani o delle persone;

  • dà il via alla caccia, è quello che fa quando scappa via e a nulla servono i nostri richiami;
  • conduce il branco, quindi tira al guinzaglio spingendosi avanti;
  • mantiene unito il branco, continuando a correre avanti e indietro durante le passeggiate, in realtà ci sta curando.

I Jack Russell che adottano questi modelli di comportamento non sono necessariamente cani cattivi e disobbedienti ma si sono caricati della responsabilità del leader del cui peso, involontariamente, li abbiamo caricati.

IL GIOCO
L’attività ludica del Jack Russell inizia a pochi mesi di vita e lo accompagna per tutta la sua esistenza; è molto utile sfruttare questa attitudine per insegnargli le regole di educazione e stabilire la nostra leadership senza usare metodi coercitivi.
Saremo sempre noi a iniziare il gioco e a stabilirne la durata, è buona regola interrompere il gioco quando il cane mostra la sua massima eccitazione e mostrare indifferenza ai suoi solleciti. Questo metodo può sembrare un po’ cattivo ma è una buona scuola per fargli capire che è impossibile sopraffare il leader e da adulto ne terrà conto.
Durante il gioco useremo le mani per rovesciarlo, massaggiarlo, stringergli dolcemente il muso MAI fare con lui un gioco di forza tipo tiro con la corda o con un indumento, è pericoloso sia per i denti ancora decidui del cucciolo sia dal punto di vista educativo .
È molto importante dedicare al gioco qualche minuto al giorno anche quando il cane sarà adulto e premiarlo con ricompense quando esegue bene un esercizio, per esempio se riporta la pallina. I premi non devono essere sempre biscottini o leccornie, il Jack è molto sensibile anche al tono della voce o a una carezza.
Per nessun motivo il cane va picchiato severamente, soprattutto sul muso, neppure se fa la più terribile malefatta: lui non può sapere se un tappeto o un oggetto sono i beni più preziosi che avete e non sa distinguere la differenza tra la sua pallina e l’oggetto di antiquariato che tenete con cura da anni nel salotto, lo imparerà con il tempo. Per insegnarglielo usate il tono della voce: un NO secco sarà sufficiente ma ai più dispettosi potrete dare una sculacciata sul sedere con un giornale.
Vediamo ora come insegnare al cucciolo a non sporcare in casa.
Ho sentito molte teorie e personalmente aborro il metodo che prevede di mettere il muso del cane negli escrementi e poi allontanare l’animale in giardino!
Il cucciolo rimane traumatizzato da un simile atteggiamento e non ne capisce il motivo, trovo più razionale, anche se meno estetico, tappezzare la zona in cui il Jack vive con dei giornali e gradatamente ridurne lo spazio sino ad avere un unico posto in cui il cucciolo può fare i suoi bisogni.
La sera è buona regola portare fuori il cucciolo e assicurarsi che faccia i suoi bisogni e poi chiuderlo nel trasportino fino alla mattina dopo; appena vi svegliate portatelo subito fuori e vedrete che presto imparerà a sporcare solo fuori di casa.
Ricordo di essere stata sfavorevolmente impressionata dall’uso delle gabbiette durante una visita a un allevamento in Inghilterra; l’allevatrice aveva in casa una decina di gabbiette e alla sera riponeva i suoi Jack nelle loro cucce. Allora mi è sembrata una crudeltà ma solo più tardi ho capito che in realtà i cani riconoscono il trasportino come la loro cuccia personale e in questo modo si troveranno a proprio agio sentendosi più sicuri anche durante un lungo viaggio in macchina o al ristorante nella loro cuccia trasportabile.
Molto presto, quando il Jack avrà imparato a non uscire dalla cuccia prima che voi vi siate svegliati al mattino, potrete lasciare aperto lo sportellino della gabbietta ma per lui non farà differenza.

LA LOTTA
Di solito la minaccia è accompagnata da una mimica di scoraggiamento: pelo ritto per sembrare più grandi, occhi fissi sull’avversario, sguardo minaccioso e mostra dei denti.
Se uno dei due contendenti si sottomette lo scontro solitamente si esaurisce, altrimenti si arriva alla lotta vera e propria, che sarà per lo più molto scenica, con ringhi e abbai. Raramente i cani si fanno veramente male, il canicidio è quasi sempre accidentale, ma per un proprietario è davvero impossibile non intervenire e lasciare il proprio Jack tra i denti di un altro cane anche se poi la cosa si risolve con pochi punti di sutura e un grande spavento .
Capita che il Jack, munito di dentatura con chiusura a forbice, non molli l’avversario e molti sono i metodi suggeriti per staccare i due cani.
Ho sentito dire di buttare dell’acqua, di tirarli per la coda sollevandoli dal terreno (ma si aumentano le ferite), di stringere i testicoli (un mio conoscente ci ha rimesso la punta del naso con questo sistema), di prenderli a calci (assurdo, si rischia di fare davvero male al cane che in quel momento già soffre), di aprire la bocca del cane con le mani (se proprio volete rimetterci un dito…).
Personalmente ho visto alcuni metodi in cui i cani sono stati separati velocemente ma che prevedono l’uso immediato di alcuni supporti.
Spruzzare della lacca tra i due contendenti è un metodo efficace usato spesso in Inghilterra per separare i Jack durante le battute di caccia oppure, se si è in prossimità di un laghetto o di una piscina, gettare i due cani in acqua spingendoli un po’ sotto: appena si lasciano bisogna separarli immediatamente poiché quando riemergono si attaccano di nuovo, tutto deve durare solo alcuni secondi, appena lasciano l’avversario tirateli fuori.
Un altro metodo è quello di gettare tra i cani del vino o alcol, non sopportano l’odore e spesso si lasciano subito.
In mancanza di ausili ho visto separare due bull-terrier dai proprietari che hanno stretto il collo dei cani contemporaneamente sino a quando, non riuscendo a respirare, i due animali hanno aperto la bocca e lasciato l’avversario. Tutto ciò deve durare solo per alcuni secondi e a separazione avvenuta bisogna allontanare i cani poiché con molta probabilità si attaccherebbero di nuovo.
Il Jack, soprattutto maschio, tende a sfidare altri cani anche di mole superiore e può capitare di trovare al parco una femmina in calore corteggiata magari da un altro cane; è quindi bene sapere come affrontare queste situazioni.

PERCHÉ QUANDO DUE CANI SI INCONTRANO SI ANNUSANO?
A differenza dell’uomo, che ha come senso principale la vista e quindi quando incontra una persona nuova la guarda nella zona più espressiva, il volto, il cane ha come senso principale l’olfatto e annusa i suoi simili nella zona più ‘espressiva’, quella anogenitale; qui si trovano molte ghiandole che secernono sostanze odorose attraverso cui il cane trae informazioni sul soggetto che sta esaminando: il sesso, l’età, lo stato di salute e la posizione gerarchica, infatti il cane di grado superiore ha diritto al controllo anogenitale.
L’incontro tra due cani avviene sempre nello stesso modo:
odorazione reciproca del naso;
contatto della spalla;
ispezione anogenitale.

PERCHÉ DOPO LA DEFECAZIONE I CANI RASPANO CON LE ZAMPE?
Le feci, come l’urina, oltre a essere un bisogno fisiologico servono al cane per inviare segnali di territorialità.
Il cane cerca a lungo il posto migliore, girando su se stesso, probabilmente per cercare la corrente d’aria migliore per spargere i suoi odori; una volta terminato diffonde ulteriormente raspando e unendo anche l’odore delle ghiandole sudorifere delle zampe.

PERCHÉ AVVIENE LA MONTA TRA CUCCIOLI E CANI APPARTENENTI ALLO STESSO SESSO?
Il gesto della monta non è esclusivo dell’accoppiamento: infatti tra i cuccioli viene considerato come gioco, una prova per quando saranno adulti.
Talvolta il gesto della monta può essere associato alla sfera affettiva, come per esempio avviene al cane che ha un principio di erezione all’arrivo del padrone.
Quando la monta avviene tra cani dello stesso sesso può essere interpretata come segno di sottomissione.

COSA FARE SE IL CANE PERSO IN APERTA CAMPAGNA NON RITORNA
Molto utile è lasciare un indumento personale nel punto in cui si è perso il cane e quindi iniziare le ricerche. Tornate spesso nel punto di partenza, solitamente il cane lo fa e se troverà qualcosa di familiare si fermerà ad aspettarvi.
Di norma consiglio di non lasciare mai libero un Jack Russell in prossimità di zone ricche di selvaggina e tane in cui può infilarsi senza riuscire più a uscire.

Nadia Sottile

Avete intenzione di acquistare un Jack o un Parson Russell Terrier? Prima che inizi questa bellissima avventura, ci sono alcune notizie che dovreste conoscere per valutare se questo cane è adatto a voi.

I Terrier di tipo Russell sono cani che da alcuni anni riscuotono un grandissimo successo, sarà per la simpatia, la vivacità e la bellezza di queste affascinanti razze dalla singolare personalità, davvero unica e particolare. Sempre più persone, infatti, desiderano averne uno, specialmente dopo averlo conosciuto ancora cucciolo. I piccoli di Russell, Jack o Parson che siano, sono senza alcun dubbio tra più belli che vi potrà mai capitare di vedere: un’occhiata è più che sufficiente per innamorarsene! Ma le apparenze talvolta ingannano…

Difatti, sebbene per le sue dimensioni possa sembrare un perfetto cane da compagnia, in realtà il ‘cucciolo Jack’, che vi ha subito conquistati con la tenerezza del suo sguardo languido, crescendo mostrerà il suo tipico e ineguagliabile carattere, rivelando così una propria natura che, probabilmente, non corrisponderà alla tipologia di cane che desideravate avere con voi. Per questo motivo, molte persone che hanno acquistato un esemplare senza avere preso anticipatamente le opportune informazioni sulle caratteristiche della razza, prima o poi si ritrovano ad avere in casa un cane che non riescono assolutamente a gestire. Queste persone, in evidente difficoltà, spesso ci chiedono aiuto per poter risolvere i problemi che inevitabilmente sorgono in tale situazione; purtroppo però accade anche che costoro, dopo avere invano tentato di instaurare con il proprio animale un rapporto felice, alla fine desiderino solo disfarsene al più presto, chiedendoci di aiutarli a trovare un nuovo padrone al povero Jack.

Ora, come appassionati e in base all’esperienza diretta maturata in questi anni, ci siamo sentiti in dovere di divulgare a tutti coloro che volessero prendere con sé un Russell, le informazioni necessarie sulle potenzialità e sulle caratteristiche della razza. Con questo piccolo contributo, speriamo di riuscire non solo a far conoscere il nostro amico, che per comodità d’ora in avanti chiameremo “Jack”, a tanti appassionati, ma anche a far aumentare il numero degli esemplari attualmente presenti in Italia

CARATTERISTICHE

Il Jack è un grande cane in un piccolo corpo. Nasce come cane da caccia, allevato e selezionato principalmente per il cosiddetto lavoro in tana, può cacciare volpi, tassi, istrici, topi, gatti, talpe e qualsiasi altro animale gli capiti a tiro, per gioco o per puro divertimento. La caccia fa parte indubbiamente della sua natura: ce l’ha nel sangue! E per la maggior parte di questi cani è una ragione di vita.

Si è osservato che, per tutti quegli esemplari che non siano mai stati iniziati alla caccia e che quindi non abbiano mai visto da vicino un animale selvatico o, ancora, che non abbiano mai mostrato un particolare interesse per questo tipo di attività, ve ne siano molti altri invece che, per puro istinto, iniziano a cacciare da soli. Ma tutti i Jack, indistintamente, qualora non abbiano la possibilità di andare a caccia o di avere, comunque, dello spazio a disposizione dove dare libero sfogo ai loro istinti naturali, inventeranno senz’altro delle nuove e divertenti occupazioni, quali, ad esempio, fare la guardia alla proprietà di famiglia, scavare nel terreno, inseguire moto, automobili e qualsiasi altro veicolo che si trovi a passare sulla loro strada!

Può capitare che quando il nostro amico Jack si trova a cacciare animali di piccola taglia possa arrivare a uccidere la preda, ma se entra in contatto con un animale di taglia più grande - come la volpe, il tasso o l’istrice – può, al contrario, accadergli di rimanere seriamente ferito. Anche con i gatti la partita non può mai considerarsi definitivamente chiusa! ‘Jack’ e ‘Gatto’ possono crescere insieme e convivere tranquillamente, ma nessuno potrà mai darvi la certezza che ‘Gatto’ sia veramente al sicuro. Difatti, può succedere che un brutto giorno i due rimangano da soli e allora…

Le caratteristiche e le capacità che rendono i Russell eccellenti cani da caccia, a volte, sono interpretate dai loro proprietari come cattive abitudini o aspetti negativi del loro temperamento estremamente vitale, cosicché taluni giungono alla decisione di liberarsi del loro esemplare. Ciò accade perché prendere con sé un Jack può comportare di dover modificare radicalmente il proprio stile di vita, per adattarlo alla convivenza con un tipo di cane che ha bisogno essenzialmente di avere un lavoro da compiere e di dare libero sfogo alla sua incredibile energia e intelligenza.

Ricordiamoci allora, che al JRT o al PRT occorre fare molta attività fisica e che questi cani possono può rimanere attivi fino ai quindici anni di età e anche di più.
È utile sapere, pertanto, che non sono raccomandati come cane da compagnia e che vivere in un appartamento, per loro, non è certo il massimo e che spesso risultano ‘tipi’ un po’ troppo rumorosi per vivere in un condominio! Inoltre, se consideriamo che il loro motto è “correre, correre, correre!”, camminare tranquillamente al guinzaglio non soddisfa di certo la loro illimitata energia.
Sicuramente, se il tuo stile di vita non ti permette di stare molte ore a casa e di dedicargli parecchio tempo da trascorrere soprattutto all’aria aperta - ovviamente in un luogo sicuro, dove il tuo terrier possa sfogarsi - questo non è un cane adatto a te. Lo dimostra il fatto che molte delle richieste di aiuto ci giungono proprio da coloro che vivono in appartamento e che, per lavoro, sono costretti a passare molte ore lontani da casa.

DOMINANZA

Il Jack è un cane coraggiosissimo! Credersi molto più grande di quello che in realtà è lo porta a non lanciarsi in combattimenti con altri cani e a provocare perfino soggetti di tre taglie più grandi di lui. Risulta aggressivo anche con i suoi simili, soprattutto se dello stesso sesso: gli attacchi tra loro, infatti, sono ampiamente documentati. È fermamente sconsigliato tenere più di due Jack Russell (e solo di sesso opposto) insieme senza controllo.

Il Jack è sicuramente un cane molto impegnativo, che non permette mai di abbassare la guardia. L’intelligenza, il carattere unico e la notevole energia che lo contraddistinguono possono creare però frustrazioni e angoscia a chi non possiede un’indole affine a questo tipo di cane e, soprattutto, a chi non riesce a dominarlo imponendosi. Allo stesso tempo, c’è da dire che sono proprio le sue peculiarità a portare grandissima gioia e tanto divertimento.

Il Jack va d’accordo con i bambini, ma è bene tenere presente che non tollera maltrattamenti, anche se involontari. Non è disposto a sopportare quei comportamenti tipici come tirare le orecchie o la coda e, di conseguenza, sconsigliamo - a meno che voi non abbiate già esperienza con questo tipo di terrier - di prendere un Jack se in famiglia ci sono bambini al di sotto dei 6 anni.

Inoltre, se anche la prospettiva che il vostro esemplare possa uccidere e talvolta perfino mangiare un altro animale, che magari avete già in casa, vi infastidisce, allora, anche per questo motivo, non è un cane adatto a voi.

OBBEDIENZA

Un altro aspetto da considerare con molta attenzione, se si intende tenere con sé un JRT, è quello dell’obbedienza.

Possiamo vedere come sempre più spesso esemplari di questa razza compaiono in spot pubblicitari televisivi o sono protagonisti di film dove recitano come dei veri attori. Sicuramente i loro addestratori hanno dovuto lavorare a lungo per ottenere quel livello di obbedienza! Infatti, contrariamente alle altre razze per le quali si possono attendere i sei mesi di età per insegnare i primi rudimenti di obbedienza, con i Russell è bene iniziare l’addestramento tra la nona e la dodicesima settimana di vita. Questo perché questi cuccioli cominciano ad apprendere fin dalla nascita e quindi quando lo porterete a casa il piccolo Jack è già in grado di imparare le prime nozioni.

Inizialmente potrete insegnargli voi stessi i primi elementari comandi, quali ‘seduto’, ‘resta’, ‘vieni’ e qualche altra nozione di base che vi permetterà di controllare tranquillamente il vostro cane. In seguito, però, iscrivere il cucciolo di Jack in un centro cinofilo vi sarà di grande aiuto. A tutti i proprietari consigliamo, infatti, di seguire insieme al loro cane per lo meno un corso base di obbedienza. La loro vita a volte può dipendere da questo! Persino quelli ben addestrati possono essere tentati di inseguire qualcosa di molto interessante o di entrare in una tana, se persi di vista e lasciati senza controllo. Il Russell è un tipo di cane che richiede una ferma e coerente disciplina; è estremamente intelligente e testardo; mette continuamente alla prova il proprietario e cerca in tutti i modi di ottenere quello che vuole. In un modo o nell’altro riesce a sorprendervi. La sua natura positiva ma tendenzialmente impetuosa deve essere capita e trattata adeguatamente.

Se invece non avete la possibilità di poter far seguire un corso di obbedienza al vostro cane o se non sono presenti nella vostra zona di residenza scuole di addestramento, possiamo consigliarvi di avvalervi dell’aiuto di un buon manuale.

Portare un Jack all’aperto e lasciarlo libero di gironzolare è sempre una situazione pericolosa, a meno che questo non avvenga in un ambiente sicuro e il proprietario non sia esperto. Se, per esempio, disponete di un giardino e pensate di lasciarvi il vostro Jack, è opportuno che l’area sia circoscritta da un recinto resistente, a prova di Jack! A lui, infatti, proprio in virtù del suo naturale istinto per la caccia, piace vagabondare; è possibile lasciarlo nel giardino tutti i giorni, per anni, ma ricordatevi che un giorno potrebbe scomparire e non tornare mai indietro, lasciandovi nello sconforto più totale.

È accaduto anche che alcuni esemplari siano stati uccisi dalle auto mentre attraversavano la strada, magari mentre correvano dietro a un gatto o seguivano una traccia o ancora , nel caso dei maschi, una femmina in calore. Inoltre riescono a scavare sotto le reti molto velocemente, ad arrampicarsi abilmente e a saltare sopra un recinto, una siepe o uno steccato e, in alcuni casi - potrà sembrarvi assurdo, ma con i Russell tutto è possibile – arrivano persino ad arrampicarsi sugli alberi.

È fondamentale, infine, sapere che se Jack viene lasciato a lungo da solo, senza un’occupazione, può diventare molto distruttivo. La maggior parte dei suoi problemi comportamentali può derivare proprio dalla mancanza di attività, di disciplina e di esercizio fisico. D’altronde, se vi capita di incontrare cani di questa razza perfettamente obbedienti e che si comportano bene non illudetevi, non lo sono per natura! In realtà fanno parte di quella categoria di Jack fortunati che sono stati ben addestrati, che fanno esercizio fisico quotidianamente e che hanno avuto la possibilità di socializzare fin da cuccioli.

Il Russell Terrier è un tipo di cane che si realizza completamente se ha la possibilità di vivere sostanzialmente in campagna. Sicuramente può adattarsi anche a vivere in città, ma è importante tenere sempre presente che i suoi bisogni e i suoi istinti non cambiano e sinceramente riteniamo che non sarebbe giusto pretendere da lui un comportamento diverso rispetto a quello per cui è stato geneticamente selezionato e allevato e cioè: essere in tutto e per tutto un cane da caccia.

 

registroCari Amici, questo spazio è dedicato a tutti i soggetti, maschi (stalloni) e femmine (fattrici), che il Club certificherà come “qualificati” secondo un processo di riconoscimento partito in occasione dell’incontro tenutosi a Cimafava di Carpaneto, il 10 e 11 Novembre 2012. Perché il riconoscimento di uno/a stallone/fattrice certificati? Perché purtroppo stiamo assistendo alla produzione sempre più frequente di cucciolate derivanti da soggetti molto lontani dalle caratteristiche fondamentali che hanno caratterizzato i principi di selezione dei nostri beniamini: morfologia funzionale (struttura, rapporti, spannabilità), carattere (istinto predatorio in assenza di aggressività “gratuita”), equilibrio psico-fisico.

L’obiettivo è quello di creare un registro nel quale chi volesse potrà trovare soggetti, sia maschi sia femmine, che abbiano superato un esame valutativo dei criteri morfologico-funzionali e un test di attitudine venatoria, così da poter indirizzare la selezione verso una qualità più vicina alle caratteristiche ancestrali delle razze Russell.
Produrre cucciolate con stalloni e fattrici certificati, inoltre, darà all’allevatore la possibilità di pubblicizzarle gratuitamente nell’apposito spazio allestito nel sito, con il simbolo della certificazione del Club.
Per poter accedere al registro, sarà necessario essere soci del Club per l’anno in corso.

 

pretty spiffyRecentemente si sta diffondendo fra i proprietari di cani di tipo Russell, il timore per una malattia che ha dato i suoi primi “segnali” nell’allevamento di un ‘altra razza Terrier: L’American Staffordshire. Per questa razza il test in molte nazioni è diventato obbligatorio per fattrici e stalloni. Ad oggi, al momento della pubblicazione di questo articolo, non abbiamo notizia di obbligatorietà per le razze Russell, in nessuna nazione, ma, il nostro Club, in futuro, qualora la malattia dovese aumentare per incidenza e prevalenza negli anni a venire, potrebbe introdurre, il test genetico al fine di inserire i soggetti nel registro delle Fattrici e degli Stalloni certificati.
Atassia è in generale come vedremo in seguito, il termine con il quale si identificano forme di mancata coordinazione nel movimento e perdita di equilibrio.
L’atassia è una condizione che può risultare come conseguenza (secondaria) di danni al Sistema Nervoso Centrale o Periferico, ma anche una malattia genetica ereditaria, che pur manifestandosi con le stesse caratteristiche ( alterazione del movimento e mancanza di equilibrio) dipende però non da un danno primario al SNC ma piuttosto alla trascrizione di geni mutati in soggetti che possono risultare o malati o portatori sani . In definitiva per Atassia si intende: Vedi tabella

Per atassia si intende la mancanza di coordinazione, ovvero l’incapacità a mantenere l’andatura dritta lungo un asse immaginario. L’atassia può essere conseguente a diverse patologie neurologiche: cerebellari, vestibolari o spinali. La visita neurologica in tutte le sue parti riveste sempre una importanza fondamentale in quanto ci consente di localizzare quale sede del sistema nervoso centrale (SNC) o del sistema nervoso periferico (SNP) sia interessata. In ogni caso l’atassia è sempre un disturbo sensoriale e non motorio. L’ atassia spinale (detta anche sensoriale o propriocettiva) è caratterizzata da barcollamenti del tronco, incrocio degli arti, appoggio del piede sulle faccia dorsale; la causa sono lesioni di qualunque natura (vascolari, neoplastiche, degenerative…) a carico dei fasci sensoriali ascendenti gracile e cuneato. Quando c’è solo atassia l’animale barcolla ma non cede, non è debole perchè la lesione è solo a livello dei fasci propriocettivi, che hanno una posizione superficiale nel midollo spinale, e di conseguenza sono i primi ad essere affetti da lesioni compressive.


L’atassia vestibolare sia osserva in corso di lesioni al sistema nervoso vestibolare centrale o periferico: in pratica l’animale manifesta mancanza di equilibrio caratterizzato da inclinazione della testa, ipertono muscolare controlaterale alla lesione, difficoltà nel mantenere la stazione e l’andatura con barcollamenti del tronco e cadute fino a rotolamenti sul fianco; spesso si notano anche movimenti in circolo ma non sono patognomonici di questa localizzazione. L’atassia cerebellare si osserva invece in caso di lesioni al cervelletto. Il cervelletto ha la funzione di regolare e coordinare i movimenti volontari ed involontari ed inoltre partecipa con il sistema vestibolare al mantenimento dell’equilibrio. L’atassia cerebellare è caratterizzata da dismetria ovvero andatura con scorretta lunghezza del passo rispetto alla situazione in cui si trova l’animale; l’ipermetria è caratterizzata da movimenti eccessivi mentre l’ipometria da movimenti ridotti rispetto alle intenzioni del paziente. Alcuni animali manifestano una deambulazione con arti piuttosto rigidi, mantenuti in estensione durante il movimento; questa presentazione prende il nome di spasticità ed è dovuta ad un aumento di to
Nei Terrier di Tipo Russell, come già detto, la forma di Atassia che si sta verificando è quella ad insorgenza tardiva (LOA), forma che si manifesta con mancanza di coordinazione nel movimento e perdita di equilibrio.
Si parla di forma ad insorgenza tardiva, perché non si tratta di forma congenita ( presente alla nascita dal punto di vista della manifestazione patologica) di una situazione che si può rendere evidente generalmente nel periodo compreso fra il 6° mese e l’anno di età ( ma ci sono casi nei quali la manifestazione ancora più tardiva e arriva verso i 2 anni)
La patologia è ingravescente e progressiva e, i cani affetti dalla patologia, perdono progressivamente senso dell’equilibrio e cominciano ad avere un movimento circolatorio su loro stessi, tipico dell’atassia
Ad oggi per questa patologia non esiste cura ed è per questo che la zootecnia sta puntando l’attenzione su dei Test genetici al fine di evitare nella programmazione delle riproduzioni ,l’accoppiamento di soggetti portatori.
Una ricerca fatta dal Kennel Club Genetics Center, nei Jack e Parson Russell Terrier ha dimostrato come la valutazione della mutazione genetica può dare con una discreta certezza quale cane portatore della coppia di geni mutati sarà malato di LOA e quale no.
I numeri delle nostre razze comunque si sono dimostrati interessanti:
- Nella valutazione di 26 soggetti Parson malati, si è riscontrata la presenza di 22 soggetti in presenza di due copie di geni mutati (85%)
- Dei 4 soggetti rimanenti 3, non presentavano geni mutati e, 1 presentava una sola copia del gene mutato.
- Una seconda valutazione è stata fatta su 205 Parson Terrier sani; 204 di questi si sono rivelati liberi da geni portatori della mutazione (oltre il 99%)
- Il soggetto restante, sano si è rivelato portatore di una doppia “trascrizione”(copia) di gene mutato, pur non avendo dimostrazioni di patologia; per questa situazione ci sono 2 possibili spiegazioni:

a. La mutazione identificata, potrebbe “agire” in collaborazione con un'altra mutazione “modificante” in questi soggetti. Questa mutazione modificante dovrebbe essere innocua, ma diventa causa scatenante la malattia quando ereditato congiuntamente alla modificazione genetica della LOA. In questo caso, dobbiamo dedurre che la mutazione modificante sia molto comune nel Parson Russel Terrier ma di conseguenza molto rara nei soggetti che presentano le due copie di geni della mutazione LOA, liberi però dalla mutazione modificante e pertanto risultanti come “soggetti clinicamente sani”
b. La seconda ipotesi presuppone che la mutazione identificata non sia quella scatenante la malattia, ma una forma ad essa molto vicina, con comunque, un alta valenza diagnostica ( di fatto la mutazione LOA predice correttamente quella che poi sarà la malattia in 227 soggetti su 232 (97,8%) testati genotipicamente)

La ricerca svolta invece sui Jack Russell ha invece evidenziato che il DNA raccolto da 5 soggetti malati di Atassia, in un solo caso presentava la doppia trascrizione del gene mutato, mentre nei rimanenti 4 soggetti, mancava la doppia rappresentazione della mutazione. Il campione è sicuramente stato troppo esiguo per trarre conclusioni definitive, ma lascia presagire la presenza nel JRT di almeno due forme geneticamente distinte di Atassia

Test Genetico:
Esiste ad oggi un solo test riconosciuto e brevettato,la cui descrizione viene fedelmente riportata dal testo riportato nel sito www.antagene.com

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Mauro Schiavone

Aspetti generali

Lo standard del Parson Russell Terrier prevede nei maschi un’altezza ideale di 36 cm e nelle femmine di 33 cm. Per il Jack Russell Terrier, lo standard prevede che l’altezza ideale sia compresa tra i 25 cm e i 30 cm.
Il Parson può essere totalmente bianco o prevalentemente bianco, con macchie rosso-bruno (tan), limone o nere, oppure una qualsiasi combinazione di questi colori. Il colore deve essere preferibilmente localizzato sulla testa e/o alla base della coda. Nel Jack Russell, invece, il bianco deve predominare, con macchie nere o tan. Le macchie tan possono andare da gradazioni più chiare a più intense (castagno).
Il Parson appare abile, attivo e agile. Costruito per la forza e la resistenza, dà un’immagine generale di equilibrio e flessibilità. Originariamente allevato per lavorare sulla volpe, è un cane sicuro di sé, vivace e allegro, con capacità e conformazione adatte al lavoro in tana. È coraggioso e socievole. Il suo lavoro non consiste nell’uccidere la volpe, deve invece segnalarne la presenza con l’abbaio e stanarla. Anche i Jack Russell sono dei terrier vivaci, svegli e attivi, dall’espressione acuta e intelligente, ugualmente coraggiosi, amichevoli e piuttosto sicuri di sé. Sono abili nella caccia in tana ed eccellenti cani da compagnia.
I Russell amano la vita all’aria aperta e dovrebbero essere audaci e affettuosi. Sono cani versatili e possono essere usati in diverse discipline, quali l’agility e l’obedience.
Nel corso dei suoi dodici anni di attività, il Club ha avuto l’opportunità di affidare dei soggetti a istruttori e conduttori che lavorano nella Protezione civile e nella pet therapy. I risultati sono stati assolutamente positivi ed entusiasmanti.
Queste razze sono molto addestrabili, ma necessitano di un conduttore che sia determinato e allo stesso tempo gentile. Gli esemplari di entrambe le razze sono degli affezionati compagni, generalmente bravi con i bambini. Gradiscono e apprezzano le comodità della casa quanto la gioia di vivere all’aria aperta. Possono essere aggressivi con gli altri cani, pertanto bisogna essere molto attenti quando li si porta fuori a passeggio.

Esercizio fisico
I Jack e i Parson Russell Terrier sono cani particolarmente attivi e amano camminare. Gli piace cacciare, e quando sono interessati a una preda possono diventare assolutamente sordi ai richiami. È consigliabile quindi lavorare con loro sull’educazione di base e in particolare sul richiamo.

Cura del pelo
I Russell hanno tre tipi di pelo: ruvido, rotto o liscio; il pelo deve essere naturalmente duro, dritto, corto e fitto, con un buon sottopelo, resistente alle intemperie. Il ventre e le parti inferiori del tronco devono essere ricoperti di pelo. Il mantello trattato deve apparire naturale, mai tosato. Nei ruvidi si procede allo stripping manuale almeno un paio di volte l’anno. Anche il pelo rotto necessita di stripping; essendo però il pelo di questi esemplari meno abbondante, il lavoro risulta molto facilitato. Il pelo liscio è semplice da tenere in ordine, basta una buona spazzolata una volta a settimana; tuttavia presenta i suoi lati negativi nella fase di muta. Non occorre lavare spesso i Russell, infatti lo sporco cade da solo quando il cane è asciutto e il pelo appare di nuovo perfettamente pulito (se si sono rotolati su qualcosa di maleodorante, il discorso cambia!).

Sistemazione
I Russell possono vivere sia dentro che fuori casa, in quanto sono cani piccoli ma molto resistenti; ricordate però che adorano raggomitolarsi accanto ai loro proprietari sul divano o nei pressi del camino. Se tuttavia avete necessità di tenerli nei recinti all’esterno, dovete provvedere a preparare un luogo caldo e riparato dove possano riposare, fornito di coperte pulite e calde nei giacigli. È inoltre indispensabile che abbiano a disposizione uno spazio adeguato per correre.

Salute
I Russell hanno pochi problemi ereditari, come la lussazione primaria del cristallino e la cataratta ereditaria, acquisiti comunque sempre da soggetti con patologia conclamata.
Recentemente nelle razze Russell sono stati rilevati alcuni casi di atassia a insorgenza tardiva; potete trovare approfondimenti su entrambe le patologie nella pagina dedicata ai “problemi di Salute” (ancora da tradurre)
Generalmente questi terrier sono cani di piccole dimensioni ma molto robusti e “sani”, con una sopravvivenza media di circa 14 anni e anche più, se mantenuti in forma e alimentati con una dieta corretta.
Come per molte altre razze, i denti per i Russell hanno un’importanza fondamentale, pertanto pulirli una volta alla settimana mantiene lontani i problemi.
Le unghie non dovrebbero essere tagliate se le zampe del cane hanno forma corretta e se l’animale cammina su superfici dure; se però diventano troppo lunghe, bisogna tagliarle almeno ogni due settimane.

Alimentazione
Quando si acquista un cucciolo è bene seguire sempre la dieta alla quale il cane è abituato dall’allevatore, per non creare problemi di digestione. In seguito si può modificare l’alimentazione in modo graduale, per adeguare il piccolo alle vostre necessità. Il modo più semplice per alimentare i cani è di somministrare loro un mangime completo di buona qualità.

Acquistare un cucciolo
Acquistate sempre un cucciolo da un allevatore qualificato che abbia testato i suoi cani sulle malattie ereditarie. Cercate di vedere i cuccioli con la madre. Potrebbe essere una buona idea andare a un’esposizione o cercare l’allevatore nei registri degli organismi ufficiali.

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