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Atassia ad insorgenza tardiva nelle razze Terrier

pretty spiffyRecentemente si sta diffondendo fra i proprietari di cani di tipo Russell, il timore per una malattia che ha dato i suoi primi “segnali” nell’allevamento di un ‘altra razza Terrier: L’American Staffordshire. Per questa razza il test in molte nazioni è diventato obbligatorio per fattrici e stalloni. Ad oggi, al momento della pubblicazione di questo articolo, non abbiamo notizia di obbligatorietà per le razze Russell, in nessuna nazione, ma, il nostro Club, in futuro, qualora la malattia dovese aumentare per incidenza e prevalenza negli anni a venire, potrebbe introdurre, il test genetico al fine di inserire i soggetti nel registro delle Fattrici e degli Stalloni certificati.
Atassia è in generale come vedremo in seguito, il termine con il quale si identificano forme di mancata coordinazione nel movimento e perdita di equilibrio.
L’atassia è una condizione che può risultare come conseguenza (secondaria) di danni al Sistema Nervoso Centrale o Periferico, ma anche una malattia genetica ereditaria, che pur manifestandosi con le stesse caratteristiche ( alterazione del movimento e mancanza di equilibrio) dipende però non da un danno primario al SNC ma piuttosto alla trascrizione di geni mutati in soggetti che possono risultare o malati o portatori sani . In definitiva per Atassia si intende: Vedi tabella

Per atassia si intende la mancanza di coordinazione, ovvero l’incapacità a mantenere l’andatura dritta lungo un asse immaginario. L’atassia può essere conseguente a diverse patologie neurologiche: cerebellari, vestibolari o spinali. La visita neurologica in tutte le sue parti riveste sempre una importanza fondamentale in quanto ci consente di localizzare quale sede del sistema nervoso centrale (SNC) o del sistema nervoso periferico (SNP) sia interessata. In ogni caso l’atassia è sempre un disturbo sensoriale e non motorio. L’ atassia spinale (detta anche sensoriale o propriocettiva) è caratterizzata da barcollamenti del tronco, incrocio degli arti, appoggio del piede sulle faccia dorsale; la causa sono lesioni di qualunque natura (vascolari, neoplastiche, degenerative…) a carico dei fasci sensoriali ascendenti gracile e cuneato. Quando c’è solo atassia l’animale barcolla ma non cede, non è debole perchè la lesione è solo a livello dei fasci propriocettivi, che hanno una posizione superficiale nel midollo spinale, e di conseguenza sono i primi ad essere affetti da lesioni compressive.


L’atassia vestibolare sia osserva in corso di lesioni al sistema nervoso vestibolare centrale o periferico: in pratica l’animale manifesta mancanza di equilibrio caratterizzato da inclinazione della testa, ipertono muscolare controlaterale alla lesione, difficoltà nel mantenere la stazione e l’andatura con barcollamenti del tronco e cadute fino a rotolamenti sul fianco; spesso si notano anche movimenti in circolo ma non sono patognomonici di questa localizzazione. L’atassia cerebellare si osserva invece in caso di lesioni al cervelletto. Il cervelletto ha la funzione di regolare e coordinare i movimenti volontari ed involontari ed inoltre partecipa con il sistema vestibolare al mantenimento dell’equilibrio. L’atassia cerebellare è caratterizzata da dismetria ovvero andatura con scorretta lunghezza del passo rispetto alla situazione in cui si trova l’animale; l’ipermetria è caratterizzata da movimenti eccessivi mentre l’ipometria da movimenti ridotti rispetto alle intenzioni del paziente. Alcuni animali manifestano una deambulazione con arti piuttosto rigidi, mantenuti in estensione durante il movimento; questa presentazione prende il nome di spasticità ed è dovuta ad un aumento di to
Nei Terrier di Tipo Russell, come già detto, la forma di Atassia che si sta verificando è quella ad insorgenza tardiva (LOA), forma che si manifesta con mancanza di coordinazione nel movimento e perdita di equilibrio.
Si parla di forma ad insorgenza tardiva, perché non si tratta di forma congenita ( presente alla nascita dal punto di vista della manifestazione patologica) di una situazione che si può rendere evidente generalmente nel periodo compreso fra il 6° mese e l’anno di età ( ma ci sono casi nei quali la manifestazione ancora più tardiva e arriva verso i 2 anni)
La patologia è ingravescente e progressiva e, i cani affetti dalla patologia, perdono progressivamente senso dell’equilibrio e cominciano ad avere un movimento circolatorio su loro stessi, tipico dell’atassia
Ad oggi per questa patologia non esiste cura ed è per questo che la zootecnia sta puntando l’attenzione su dei Test genetici al fine di evitare nella programmazione delle riproduzioni ,l’accoppiamento di soggetti portatori.
Una ricerca fatta dal Kennel Club Genetics Center, nei Jack e Parson Russell Terrier ha dimostrato come la valutazione della mutazione genetica può dare con una discreta certezza quale cane portatore della coppia di geni mutati sarà malato di LOA e quale no.
I numeri delle nostre razze comunque si sono dimostrati interessanti:
- Nella valutazione di 26 soggetti Parson malati, si è riscontrata la presenza di 22 soggetti in presenza di due copie di geni mutati (85%)
- Dei 4 soggetti rimanenti 3, non presentavano geni mutati e, 1 presentava una sola copia del gene mutato.
- Una seconda valutazione è stata fatta su 205 Parson Terrier sani; 204 di questi si sono rivelati liberi da geni portatori della mutazione (oltre il 99%)
- Il soggetto restante, sano si è rivelato portatore di una doppia “trascrizione”(copia) di gene mutato, pur non avendo dimostrazioni di patologia; per questa situazione ci sono 2 possibili spiegazioni:

a. La mutazione identificata, potrebbe “agire” in collaborazione con un'altra mutazione “modificante” in questi soggetti. Questa mutazione modificante dovrebbe essere innocua, ma diventa causa scatenante la malattia quando ereditato congiuntamente alla modificazione genetica della LOA. In questo caso, dobbiamo dedurre che la mutazione modificante sia molto comune nel Parson Russel Terrier ma di conseguenza molto rara nei soggetti che presentano le due copie di geni della mutazione LOA, liberi però dalla mutazione modificante e pertanto risultanti come “soggetti clinicamente sani”
b. La seconda ipotesi presuppone che la mutazione identificata non sia quella scatenante la malattia, ma una forma ad essa molto vicina, con comunque, un alta valenza diagnostica ( di fatto la mutazione LOA predice correttamente quella che poi sarà la malattia in 227 soggetti su 232 (97,8%) testati genotipicamente)

La ricerca svolta invece sui Jack Russell ha invece evidenziato che il DNA raccolto da 5 soggetti malati di Atassia, in un solo caso presentava la doppia trascrizione del gene mutato, mentre nei rimanenti 4 soggetti, mancava la doppia rappresentazione della mutazione. Il campione è sicuramente stato troppo esiguo per trarre conclusioni definitive, ma lascia presagire la presenza nel JRT di almeno due forme geneticamente distinte di Atassia

Test Genetico:
Esiste ad oggi un solo test riconosciuto e brevettato,la cui descrizione viene fedelmente riportata dal testo riportato nel sito www.antagene.com

Vedi articolo

Mauro Schiavone

Come ottenere la fiducia del nostro cane?

Il rapporto tra uomo e cane generalmente inizia quando l’animale è ancora cucciolo, e ha quindi bisogno di essere educato. Secondo un approccio di tipo cognitivo-zooantropologico, l’intervento di educazione deve avere la finalità di portare a una convivenza serena e appagante per entrambi i componenti. Per raggiungere questo obiettivo si mira alla collaborazione tra uomo e cane, e l’unico modo per raggiungere una piena e completa partecipazione da parte del cane è meritare la sua fiducia, attraverso la comunicazione, il rispetto, la coerenza e l’uso delle motivazioni. Questo tipo di approccio sembra particolarmente indicato per i cani delle razze Russell che, notoriamente testardi ed estremamente orgogliosi, spesso mal sopportano interventi più coercitivi, che a volte possono anche portare a ottenere un effetto opposto a quello desiderato!

Come primo passo è necessario “decodificare” i messaggi del cane per poter comprendere le sue intenzioni; ciò è possibile con un attento studio dei segnali calmanti e del suo “linguaggio del corpo”. Inoltre dobbiamo utilizzare un modello comunicativo chiaro, univoco e coerente per farci capire a nostra volta e permettere al nostro amico di seguire le indicazioni che gli forniamo. Il proprietario lavorerà sulla consapevolezza del proprio movimento (gesti, mimica, cinetica) e sulla coscienza del proprio corpo (spazi, distanze, posture) per stabilire un vocabolario comunicativo senza malintesi, basato appunto sul linguaggio del corpo.

Sappiamo che il rispetto per l’altro è basato sulla conoscenza. Dobbiamo quindi conoscere i limiti del nostro cane, le sue necessità e le sue attitudini (innate e specifiche) per poterle assecondare e rispettare.

È importante inoltre stabilire delle regole che siano rispettose dei bisogni nostri, del cane e della società. I cani compiono enormi sforzi per adattarsi al contesto in cui vivono; seguire delle regole (poche e chiare!) rassicura il cane, che in tal modo sa entro quali limiti potersi “muovere”. Deve esserci coerenza nel praticare e far rispettare le regole stabilite. Viceversa si perderebbe in credibilità e la fiducia verrebbe a mancare. Ci vuole inoltre coerenza nell’uso di tecniche mirate al modellamento di un comportamento, in ambito sia ludico sia sportivo ed educativo.

Nel cane le motivazioni sono innate, non si possono cancellare. È basilare conoscerle per poterle soddisfare, evitando frustrazioni (motivazioni non soddisfatte) o dipendenze (motivazioni “super-allenate”). Il nostro compito è quindi quello di “allenare” il cane nelle motivazioni che sono funzionali al “compattamento” della coppia uomo-cane. È altrettanto importante soddisfare anche le motivazioni che, se mal gestite o non considerate, sfociano facilmente in comportamenti problematici (possessivi, predatori, protettivi, territoriali); ciò è possibile indirizzando il cane su target stabiliti (per es., giochi, attività) ai quali può accedere solo seguendo regole precise. Praticando nel quotidiano piacevoli attività insieme al nostro cane otterremo un incremento del suo (e del nostro!) benessere.

Lo scopo ultimo di questo tipo di educazione non è quello di ottenere il controllo del cane, ma che il cane impari ad autocontrollarsi, ad autogestirsi, per essere sempre adeguato e a proprio agio nelle diverse situazioni in cui verrà a trovarsi. In questo metodo non esistono punizioni, metodi o strumenti coercitivi, ma tutto è proposto sotto forma di gioco perché sia l’uomo sia il suo amico a quattro zampe vivano un’esperienza positiva.

Nose working: un’attività molto divertente!

Un esempio molto interessante e concreto sul modo in cui praticare attività ludiche che ci aiutino a conquistare la fiducia del nostro cane sono i giochi di ricerca olfattiva. Estremamente divertenti sia per il cane sia per il proprietario, questi giochi costituiscono un’ottima alternativa al solito lancio della pallina o al tira e molla. Consistono nel nascondere un premietto o un giocattolo da qualche parte e nel mandare il cane alla ricerca!
Il gioco di ricerca olfattiva è un’attività che piace moltissimo a tutti i cani, in quanto utilizza il loro primo senso: appunto l’olfatto! Si è visto anche che cercare con l’olfatto richiede un grande impegno mentale; di conseguenza il cane aumenta la sua concentrazione, i tempi di attesa e la calma, perché non si può essere concentrati e allo stesso tempo agitati. Quindi è un’attività perfetta per tutti i cani irruenti, esuberanti, che hanno delle difficoltà a stare tranquilli e rilassati, proprio come sono spesso i nostri Russell!

Inoltre si possono fare moltissime varianti a questo gioco, ognuna con un livello di difficoltà diverso. Si possono usare bicchieri, scatole, contenitori vari, teli, dove nascondere il premietto, in modo che il cane, risolvendo il problema che ha di fronte, aumenti le sue capacità e la sua autostima. Se pensiamo a come noi umani ci sentiamo meglio e più forti dopo aver risolto un problema, certamente lo stesso vale per i nostri amici a quattro zampe!
Il lavoro di fiuto è dunque uno dei più appaganti per il cane ed è utile per motivarlo a collaborare con il proprietario; l’affiatamento crescerà in maniera tangibile e sostanziale. Inoltre il nose working si può svolgere ovunque: nei boschi, nei parchi, nelle aree urbane e anche all’interno della propria casa. Anche con pochi minuti di gioco ogni giorno, il nostro amico diventerà più calmo e rilassato; di pari passo crescerà la sua voglia di “lavorare” con noi e sarà entusiasta di seguire le nostre indicazioni!

Il rapporto tra uomo e cane generalmente inizia quando l’animale è ancora cucciolo, e ha quindi bisogno di essere educato. Secondo un approccio di tipo cognitivo-zooantropologico, l’intervento di educazione deve avere la finalità di portare a una convivenza serena e appagante per entrambi i componenti. Per raggiungere questo obiettivo si mira alla collaborazione tra uomo e cane, e l’unico modo per raggiungere una piena e completa partecipazione da parte del cane è meritare la sua fiducia, attraverso la comunicazione, il rispetto, la coerenza e l’uso delle motivazioni. Questo tipo di approccio sembra particolarmente indicato per i cani delle razze Russell che, notoriamente testardi ed estremamente orgogliosi, spesso mal sopportano interventi più coercitivi, che a volte possono anche portare a ottenere un effetto opposto a quello desiderato!

Come primo passo è necessario “decodificare” i messaggi del cane per poter comprendere le sue intenzioni; ciò è possibile con un attento studio dei segnali calmanti e del suo “linguaggio del corpo”. Inoltre dobbiamo utilizzare un modello comunicativo chiaro, univoco e coerente per farci capire a nostra volta e permettere al nostro amico di seguire le indicazioni che gli forniamo. Il proprietario lavorerà sulla consapevolezza del proprio movimento (gesti, mimica, cinetica) e sulla coscienza del proprio corpo (spazi, distanze, posture) per stabilire un vocabolario comunicativo senza malintesi, basato appunto sul linguaggio del corpo.

Sappiamo che il rispetto per l’altro è basato sulla conoscenza. Dobbiamo quindi conoscere i limiti del nostro cane, le sue necessità e le sue attitudini (innate e specifiche) per poterle assecondare e rispettare.

È importante inoltre stabilire delle regole che siano rispettose dei bisogni nostri, del cane e della società. I cani compiono enormi sforzi per adattarsi al contesto in cui vivono; seguire delle regole (poche e chiare!) rassicura il cane, che in tal modo sa entro quali limiti potersi “muovere”. Deve esserci coerenza nel praticare e far rispettare le regole stabilite. Viceversa si perderebbe in credibilità e la fiducia verrebbe a mancare. Ci vuole inoltre coerenza nell’uso di tecniche mirate al modellamento di un comportamento, in ambito sia ludico sia sportivo ed educativo.

Nel cane le motivazioni sono innate, non si possono cancellare. È basilare conoscerle per poterle soddisfare, evitando frustrazioni (motivazioni non soddisfatte) o dipendenze (motivazioni “super-allenate”). Il nostro compito è quindi quello di “allenare” il cane nelle motivazioni che sono funzionali al “compattamento” della coppia uomo-cane. È altrettanto importante soddisfare anche le motivazioni che, se mal gestite o non considerate, sfociano facilmente in comportamenti problematici (possessivi, predatori, protettivi, territoriali); ciò è possibile indirizzando il cane su target stabiliti (per es., giochi, attività) ai quali può accedere solo seguendo regole precise. Praticando nel quotidiano piacevoli attività insieme al nostro cane otterremo un incremento del suo (e del nostro!) benessere.

Lo scopo ultimo di questo tipo di educazione non è quello di ottenere il controllo del cane, ma che il cane impari ad autocontrollarsi, ad autogestirsi, per essere sempre adeguato e a proprio agio nelle diverse situazioni in cui verrà a trovarsi. In questo metodo non esistono punizioni, metodi o strumenti coercitivi, ma tutto è proposto sotto forma di gioco perché sia l’uomo sia il suo amico a quattro zampe vivano un’esperienza positiva.

Nose working: un’attività molto divertente!

Un esempio molto interessante e concreto sul modo in cui praticare attività ludiche che ci aiutino a conquistare la fiducia del nostro cane sono i giochi di ricerca olfattiva. Estremamente divertenti sia per il cane sia per il proprietario, questi giochi costituiscono un’ottima alternativa al solito lancio della pallina o al tira e molla. Consistono nel nascondere un premietto o un giocattolo da qualche parte e nel mandare il cane alla ricerca!
Il gioco di ricerca olfattiva è un’attività che piace moltissimo a tutti i cani, in quanto utilizza il loro primo senso: appunto l’olfatto! Si è visto anche che cercare con l’olfatto richiede un grande impegno mentale; di conseguenza il cane aumenta la sua concentrazione, i tempi di attesa e la calma, perché non si può essere concentrati e allo stesso tempo agitati. Quindi è un’attività perfetta per tutti i cani irruenti, esuberanti, che hanno delle difficoltà a stare tranquilli e rilassati, proprio come sono spesso i nostri Russell!

Inoltre si possono fare moltissime varianti a questo gioco, ognuna con un livello di difficoltà diverso. Si possono usare bicchieri, scatole, contenitori vari, teli, dove nascondere il premietto, in modo che il cane, risolvendo il problema che ha di fronte, aumenti le sue capacità e la sua autostima. Se pensiamo a come noi umani ci sentiamo meglio e più forti dopo aver risolto un problema, certamente lo stesso vale per i nostri amici a quattro zampe!
Il lavoro di fiuto è dunque uno dei più appaganti per il cane ed è utile per motivarlo a collaborare con il proprietario; l’affiatamento crescerà in maniera tangibile e sostanziale. Inoltre il nose working si può svolgere ovunque: nei boschi, nei parchi, nelle aree urbane e anche all’interno della propria casa. Anche con pochi minuti di gioco ogni giorno, il nostro amico diventerà più calmo e rilassato; di pari passo crescerà la sua voglia di “lavorare” con noi e sarà entusiasta di seguire le nostre indicazioni!

Conoscere il Jack Russell Terrier e capire il suo comportamento

imm 01Il Jack Russell Terrier nasce come cane da tana e non come cane da compagnia, è un cane da lavoro sempre attivo e rispetta le regole del branco come tutti gli animali in natura.
Il capobranco (soggetto alfa) deve occuparsi degli altri componenti procurando loro il cibo, affrontando elementi estranei e ispezionando per primo nuove zone per la caccia.

La responsabilità del capobranco viene premiata con dei privilegi: diritto di monta sulle femmine in calore, diritto di nutrirsi per primo e senza che nessuno possa avvicinarsi al cibo sino a quando il capobranco non è sazio, diritto a dormire sui giacigli altrui mentre nessuno può dormire sul suo (questo è uno dei motivi per cui un cane dominante non dovrebbe mai dormire sul letto del suo padrone).

Se lasciamo che il nostro Jack Russell si consideri un leader del branco dobbiamo aspettarci anche una serie di conseguenze negative:
protegge il branco, perciò diventa aggressivo nei confronti di altri cani o delle persone;

  • dà il via alla caccia, è quello che fa quando scappa via e a nulla servono i nostri richiami;
  • conduce il branco, quindi tira al guinzaglio spingendosi avanti;
  • mantiene unito il branco, continuando a correre avanti e indietro durante le passeggiate, in realtà ci sta curando.

I Jack Russell che adottano questi modelli di comportamento non sono necessariamente cani cattivi e disobbedienti ma si sono caricati della responsabilità del leader del cui peso, involontariamente, li abbiamo caricati.

IL GIOCO
L’attività ludica del Jack Russell inizia a pochi mesi di vita e lo accompagna per tutta la sua esistenza; è molto utile sfruttare questa attitudine per insegnargli le regole di educazione e stabilire la nostra leadership senza usare metodi coercitivi.
Saremo sempre noi a iniziare il gioco e a stabilirne la durata, è buona regola interrompere il gioco quando il cane mostra la sua massima eccitazione e mostrare indifferenza ai suoi solleciti. Questo metodo può sembrare un po’ cattivo ma è una buona scuola per fargli capire che è impossibile sopraffare il leader e da adulto ne terrà conto.
Durante il gioco useremo le mani per rovesciarlo, massaggiarlo, stringergli dolcemente il muso MAI fare con lui un gioco di forza tipo tiro con la corda o con un indumento, è pericoloso sia per i denti ancora decidui del cucciolo sia dal punto di vista educativo .
È molto importante dedicare al gioco qualche minuto al giorno anche quando il cane sarà adulto e premiarlo con ricompense quando esegue bene un esercizio, per esempio se riporta la pallina. I premi non devono essere sempre biscottini o leccornie, il Jack è molto sensibile anche al tono della voce o a una carezza.
Per nessun motivo il cane va picchiato severamente, soprattutto sul muso, neppure se fa la più terribile malefatta: lui non può sapere se un tappeto o un oggetto sono i beni più preziosi che avete e non sa distinguere la differenza tra la sua pallina e l’oggetto di antiquariato che tenete con cura da anni nel salotto, lo imparerà con il tempo. Per insegnarglielo usate il tono della voce: un NO secco sarà sufficiente ma ai più dispettosi potrete dare una sculacciata sul sedere con un giornale.
Vediamo ora come insegnare al cucciolo a non sporcare in casa.
Ho sentito molte teorie e personalmente aborro il metodo che prevede di mettere il muso del cane negli escrementi e poi allontanare l’animale in giardino!
Il cucciolo rimane traumatizzato da un simile atteggiamento e non ne capisce il motivo, trovo più razionale, anche se meno estetico, tappezzare la zona in cui il Jack vive con dei giornali e gradatamente ridurne lo spazio sino ad avere un unico posto in cui il cucciolo può fare i suoi bisogni.
La sera è buona regola portare fuori il cucciolo e assicurarsi che faccia i suoi bisogni e poi chiuderlo nel trasportino fino alla mattina dopo; appena vi svegliate portatelo subito fuori e vedrete che presto imparerà a sporcare solo fuori di casa.
Ricordo di essere stata sfavorevolmente impressionata dall’uso delle gabbiette durante una visita a un allevamento in Inghilterra; l’allevatrice aveva in casa una decina di gabbiette e alla sera riponeva i suoi Jack nelle loro cucce. Allora mi è sembrata una crudeltà ma solo più tardi ho capito che in realtà i cani riconoscono il trasportino come la loro cuccia personale e in questo modo si troveranno a proprio agio sentendosi più sicuri anche durante un lungo viaggio in macchina o al ristorante nella loro cuccia trasportabile.
Molto presto, quando il Jack avrà imparato a non uscire dalla cuccia prima che voi vi siate svegliati al mattino, potrete lasciare aperto lo sportellino della gabbietta ma per lui non farà differenza.

LA LOTTA
Di solito la minaccia è accompagnata da una mimica di scoraggiamento: pelo ritto per sembrare più grandi, occhi fissi sull’avversario, sguardo minaccioso e mostra dei denti.
Se uno dei due contendenti si sottomette lo scontro solitamente si esaurisce, altrimenti si arriva alla lotta vera e propria, che sarà per lo più molto scenica, con ringhi e abbai. Raramente i cani si fanno veramente male, il canicidio è quasi sempre accidentale, ma per un proprietario è davvero impossibile non intervenire e lasciare il proprio Jack tra i denti di un altro cane anche se poi la cosa si risolve con pochi punti di sutura e un grande spavento .
Capita che il Jack, munito di dentatura con chiusura a forbice, non molli l’avversario e molti sono i metodi suggeriti per staccare i due cani.
Ho sentito dire di buttare dell’acqua, di tirarli per la coda sollevandoli dal terreno (ma si aumentano le ferite), di stringere i testicoli (un mio conoscente ci ha rimesso la punta del naso con questo sistema), di prenderli a calci (assurdo, si rischia di fare davvero male al cane che in quel momento già soffre), di aprire la bocca del cane con le mani (se proprio volete rimetterci un dito…).
Personalmente ho visto alcuni metodi in cui i cani sono stati separati velocemente ma che prevedono l’uso immediato di alcuni supporti.
Spruzzare della lacca tra i due contendenti è un metodo efficace usato spesso in Inghilterra per separare i Jack durante le battute di caccia oppure, se si è in prossimità di un laghetto o di una piscina, gettare i due cani in acqua spingendoli un po’ sotto: appena si lasciano bisogna separarli immediatamente poiché quando riemergono si attaccano di nuovo, tutto deve durare solo alcuni secondi, appena lasciano l’avversario tirateli fuori.
Un altro metodo è quello di gettare tra i cani del vino o alcol, non sopportano l’odore e spesso si lasciano subito.
In mancanza di ausili ho visto separare due bull-terrier dai proprietari che hanno stretto il collo dei cani contemporaneamente sino a quando, non riuscendo a respirare, i due animali hanno aperto la bocca e lasciato l’avversario. Tutto ciò deve durare solo per alcuni secondi e a separazione avvenuta bisogna allontanare i cani poiché con molta probabilità si attaccherebbero di nuovo.
Il Jack, soprattutto maschio, tende a sfidare altri cani anche di mole superiore e può capitare di trovare al parco una femmina in calore corteggiata magari da un altro cane; è quindi bene sapere come affrontare queste situazioni.

PERCHÉ QUANDO DUE CANI SI INCONTRANO SI ANNUSANO?
A differenza dell’uomo, che ha come senso principale la vista e quindi quando incontra una persona nuova la guarda nella zona più espressiva, il volto, il cane ha come senso principale l’olfatto e annusa i suoi simili nella zona più ‘espressiva’, quella anogenitale; qui si trovano molte ghiandole che secernono sostanze odorose attraverso cui il cane trae informazioni sul soggetto che sta esaminando: il sesso, l’età, lo stato di salute e la posizione gerarchica, infatti il cane di grado superiore ha diritto al controllo anogenitale.
L’incontro tra due cani avviene sempre nello stesso modo:
odorazione reciproca del naso;
contatto della spalla;
ispezione anogenitale.

PERCHÉ DOPO LA DEFECAZIONE I CANI RASPANO CON LE ZAMPE?
Le feci, come l’urina, oltre a essere un bisogno fisiologico servono al cane per inviare segnali di territorialità.
Il cane cerca a lungo il posto migliore, girando su se stesso, probabilmente per cercare la corrente d’aria migliore per spargere i suoi odori; una volta terminato diffonde ulteriormente raspando e unendo anche l’odore delle ghiandole sudorifere delle zampe.

PERCHÉ AVVIENE LA MONTA TRA CUCCIOLI E CANI APPARTENENTI ALLO STESSO SESSO?
Il gesto della monta non è esclusivo dell’accoppiamento: infatti tra i cuccioli viene considerato come gioco, una prova per quando saranno adulti.
Talvolta il gesto della monta può essere associato alla sfera affettiva, come per esempio avviene al cane che ha un principio di erezione all’arrivo del padrone.
Quando la monta avviene tra cani dello stesso sesso può essere interpretata come segno di sottomissione.

COSA FARE SE IL CANE PERSO IN APERTA CAMPAGNA NON RITORNA
Molto utile è lasciare un indumento personale nel punto in cui si è perso il cane e quindi iniziare le ricerche. Tornate spesso nel punto di partenza, solitamente il cane lo fa e se troverà qualcosa di familiare si fermerà ad aspettarvi.
Di norma consiglio di non lasciare mai libero un Jack Russell in prossimità di zone ricche di selvaggina e tane in cui può infilarsi senza riuscire più a uscire.

Nadia Sottile

I jack russell terrier e i tartufi

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Negli ultimi anni si è notevolmente diffuso l’utilizzo dei Jack Russell Terrier nella “cerca al tartufo”. Questi cani, grazie al loro spiccato istinto predatorio e alla loro tenacia, uniti a una energia e una resistenza notevoli, si sono rivelati particolarmente adatti a tale attività. Inoltre la piccola taglia permette loro di addentrarsi facilmente tra spini e rovi fittissimi dove i cani di taglia media, generalmente utilizzati, non riescono ad arrivare.

Il tartufo, fungo ipogeo, per i nostri Jack rappresenta una preda vera e propria, e per raggiungerla arrivano a strappare le radici degli alberi con la loro forte dentatura.

Le zampe, corte ma forti ed energiche, scavano freneticamente anche i terreni più duri e pietrosi.

La foga non si arresta nemmeno in presenza delle condizioni atmosferiche più avverse: neve, pioggia o caldo asfissiante.

La taglia ridotta e la struttura compatta poi permettono ai Jack di mantenersi in equilibrio scavando anche sulle spallette di terreno quasi verticali, dove facilmente si formano i tartufi e dove gli altri cani non hanno la capacità di destreggiarsi.

Nella prima foto potete vedere Tellina, una esperta “cacciatrice” di tartufi, immortalata con i bottini che regolarmente recupera a ogni uscita.

Ultimamente ha partecipato a una importante gara nazionale di cerca al tartufo bianco nelle Marche, nella quale hanno gareggiato circa 70 agguerritissimi ed espertissimi cani da tartufo bianco provenienti da tutta Italia. Ebbene, nonostante fosse stata impiegata esclusivamente nella ricerca del tartufo nero, la nostra Jackina si è classificata inaspettatamente terza avendo impiegato, per recuperare i quattro minuscoli tartufi bianchi, 1 minuto e 11 secondi, soltanto 2 secondi in più del secondo classificato e 12 secondi in più del primo!

L’addestramento a questo tipo di attività inizia già a due mesi di vita del cucciolo.

In genere vengono preferite le femmine, in quanto sono più disciplinate, mentre i maschi tendono a distrarsi facilmente.

Il primo passo è il “riporto”, che consiste molto semplicemente nel lanciare un oggetto (pallina o altro) e premiare il cane con un bocconcino quando lo stesso oggetto viene riportato (meglio se direttamente nella vostra mano).

Il secondo step consiste nel nascondere l’oggetto sotto una sottile zolla di terra, appena sollevata con una paletta, e invitare il cane a cercarlo e recuperarlo, naturalmente premiando il cucciolo a missione compiuta.

A questo punto l’“oggetto” può essere sostituito con un vero tartufo (bianco, nero, “caciola”) o con una noce moscata impregnata di olio tartufato.

Una volta appresi questi primi rudimenti, è il momento di “uscire” e mettere in pratica sul campo tutto quello che nel proprio giardino, o nel parco, sembra tanto facile.

Bisogna armarsi di molta pazienza, in quanto c’è da camminare parecchio, ma l’impegno verrà sicuramente ripagato quando il vostro cucciolo riporterà orgoglioso il suo primo tartufo!

Vi ricordo che per la ricerca e la raccolta del tartufo è necessario possedere un tesserino rilasciato dall’Assessorato Agricoltura e Foreste e conseguito a seguito del superamento di un esame.

Laura Scafetta

Il carattere del Jack Russell

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“Un animale simile l’avevo immaginato soltanto nei miei sogni”. Questa è la descrizione che John Russell fa di Trump, la cagnetta destinata a diventare la fondatrice del suo allevamento, un allevamento di cani molto diversi dagli altri, all’epoca conosciuti come “Parson Jack Russell Terrier”. Oggi molte persone chiamano Jack Russell ogni piccolo terrier, prevalentemente bianco. Il libro tenta di spiegare la vera storia di questa razza, di un cane da esposizione, di un lavoratore per eccellenza, di un cane da compagnia di grande popolarità. Molti sono ancora convinti che il Jack Russell sia un piccolo cane compatto, con le zampe anteriori che ricordano una sedia Chippendale, con macchie colorate (perfino nere e marroni in assenza totale di bianco) e una coda corta e ispida.

Tutti sanno che cos’è un JRT o almeno pensano di saperlo! Se si dovesse tracciare un identikit di alcuni esemplari di questa razza, la descrizione del cane potrebbe essere probabilmente la seguente: 10 inchs di altezza (o forse 16), 30 libbre di peso (o forse 12), gambe corte, lunghe, dritte o storte, pelo corto, ruvido e rotto, bianco con macchie nere e/o marroni, oppure nero e marrone con delle chiazze bianche; allevato per la caccia alla volpe, per inseguire i conigli, per cacciare topi e per essere trasportato a cavallo.
Tuttavia la sola cosa che accomuna tutte queste creature diverse è il carattere. Ho usato deliberatamente questa parola anziché temperamento o indole, perché bisogna dire che alcuni di questi diversi tipi di cosiddetti Jack Russell hanno dei temperamenti piuttosto indefiniti. In questo contesto, come d’altronde in tutti gli altri, vale la pena ricordare una descrizione che il Reverendo faceva dei suoi terrier: “coraggiosi ma non litigiosi “.
Il Reverendo Russell allevava Fox Terrier. Questa affermazione non sarà mai ricordata a sufficienza. Il Parson Russell è un terrier allevato per stanare la volpe. Per John Russell la caccia è stata la passione di tutta la vita. Il suo scopo era allevare terrier che avessero molto coraggio e una struttura fisica che gli consentisse di eseguire il loro compito nei freddi inverni di Exmoor. Era forse inevitabile che altri allevatori, più interessati alle mostre canine che alla caccia, trasformassero il Fox Terrier nel cane elegante di oggi. L’allevamento del reverendo era di tipo tradizionale, mentre altri allevatori erano alla ricerca di una linea più moderna.
Il nome Russell è diventato sinonimo di tutti i piccoli terrier bianchi da lavoro. Allo stesso tempo coloro che pretendono di essere seriamente interessati agli allevamenti non accettano l’uso di questo nome se non per descrivere un terrier di 14 inch e dal pelo duro, definito nel 19° secolo un Fox Terrier.
Il tipo di Jack Russell più piccolo, con le gambe corte, può riscuotere molto successo (per i suoi proprietari è indubbiamente il tipo di terrier più bello del mondo) e non c’è dubbio che il cane che si è affermato con il nome di Jack Russell in Australia è ormai molto popolare, sta rapidamente guadagnando molti consensi ed è sempre meglio conosciuto nelle esposizione dei Kennell Club. Rimane tuttavia l’interrogativo se questi cani debbano essere chiamati Jack Russell. Un tempo erano conosciuti nel Regno Unito come Hunt Terriers (terrier da caccia). Per essere precisi sarebbe quindi opportuno ripristinare il vecchio nome.

TEMPERAMENTO
Lo standard dell’allevamento britannico richiede che il Russell sia “coraggioso e amichevole”. Altri standard usano termini come “sicuro di sé” e “audace”. Forse lo standard americano somma le migliori caratteristiche della razza: “sul lavoro è un cacciatore instancabile, tenace e coraggioso. In casa è giocoso, esuberante e straordinariamente affettuoso. È un terrier indipendente e pieno di energie e richiede la dovuta attenzione”.
Forse, poiché nel corso degli anni così tanti piccoli terrier incrociati con altre razze hanno immeritatamente portato il nome di Jack Russell, la razza si è guadagnata la reputazione di “aggressiva” e “imprevedibile”. Ho ricevuto una volta una richiesta di un cucciolo da una famiglia che viveva ad alcune miglia di distanza dalla mia abitazione. Al telefono ho fatto le solite domande: avete un giardino? è ben recintato? C’è sempre qualcuno in casa? Che età hanno i bambini? La famiglia sembrava perfetta e ci mettemmo d’accordo per fargli conoscere la cucciolata che aveva sette settimane circa.

All’ora stabilita arrivarono, mamma papà due teenager e la nonna. Abbiamo dovuto portare la nonna, spiegò il padre, perchè il cucciolo è per lei. Poveri noi, la nonna era piuttosto anziana e camminava con l’aiuto di un bastone. Mentre cercavo un modo diplomatico per spiegare che non ritenevo opportuno affidare un cucciolo a una persona di quell’età, lasciai i cuccioli fuori a giocare. Naturalmente i ragazzi furono entusiasti dei cuccioli, e tutti erano d’accordo su quanto fossero adorabili.

Allora dissi che sarei andata a prendere la mamma in giardino. Subito i ragazzi proposero di rimettere i cuccioli nel loro recinto tenendosi a distanza, perché temevano che la mamma non gli avrebbe consentito di toccare i cuccioli. Spiegai che Redwing era sempre entusiasta di esibire la sua famiglia ai visitatori. Inoltre, visto che cominciava ad averne abbastanza dei suoi cuccioli, sarebbe stata molto contenta di darne subito via uno. Redwing arrivò con il suo solito entusiasmo, scodinzolando, e disse ciao a tutti i presenti prima di tornare dai suoi cuccioli. Io mi stavo ancora chiedendo come respingere diplomaticamente la loro richiesta di acquistare un cucciolo quando mi resi conto dei loro sguardi imbarazzati.
Sono dei cuccioli adorabili, disse il padre, e la mamma è così carina, aggiunse la madre, e molto affettuosa, aggiunse la nonna. Ma… non è realmente un JRT, non è vero? Pochi secondi prima stavo cercando il modo giusto per dirgli che non potevano avere un cucciolo, adesso ero mortalmente offesa che pensassero che la madre non era abbastanza bella. Sottolineai in modo gelido che il padre aveva vinto diverse esposizioni; che la stessa Redwing aveva accumulato diversi premi; ricordai i loro illustri antenati descritti nel pedigree. Ma loro erano fermissimi.
Non poteva essere un Jack Russell perché non mordeva le persone. Allora fu chiaro che la nonna voleva un cane da guardia ma “non era in grado di gestire un Rottweiler”, così aveva pensato che un JRT potesse fare al suo caso.

TRADIZIONE
Naturalmente questa famiglia non è la sola a credere che i Russell siano aggressivi e imprevedibili, ma bisogna dire che in molti casi questa opinione è ingiustificata. Basta pensare per un attimo alle ragioni storiche per cui è nata la razza. In quanto cani usati nella caccia alla volpe, abituati a lavorare (e spesso a vivere) accanto ai segugi, i Russell non devono mai essere litigiosi e irascibili, perché se così fosse i Foxhounds glielo impedirebbero! Di fatto i Russell sono molto affini ai segugi. La mia cagnetta Replica ha sempre vissuto nel canile con tre maschi di Otterhounds e durante la notte dormiva in mezzo a loro, se invece cercavo di metterla con un altro terrier si sedeva sulla porta impedendo al cane di entrare.
Come i terrier devono essere socievoli con gli altri cani, così essi devono anche accettare di ignorare gli altri animali e, fatto ancora più importante, devono convivere con le persone compresi gli estranei.
Un JRT non dovrà dunque mai essere aggressivo nei confronti delle persone o degli animali.

BAMBINI
Le persone spesso chiedono se i Russell sono buoni con i bambini. La mia risposta è sempre in forma di domanda. E i bambini sono buoni con i cani? Molti Russell amano i bambini e sono dei compagni ideali l’uno per l’altro, ammesso che i bambini siano stati educati a trattarli con gentilezza.

ISTINTO
Tuttavia talvolta i problemi sorgono quando la gente dimentica (o non ha mai imparato) che il Russell è un vero terrier. L’istinto alla caccia è estremamente forte e l’energia e l’entusiasmo che contraddistinguono il carattere della razza devono essere usati in modo costruttivo se cane e padrone vogliono gioire del proprio rapporto.
Poche persone in Gran Bretagna hanno l’opportunità di far lavorare i terrier nella maniera in cui devono. Ma un cane da lavoro ha una sicurezza e una fiducia in se stesso che gli deriva dalla consapevolezza di quello che è lo scopo della sua vita.
Va detto che molti cani vogliono compiacere i loro proprietari, ma un terrier vuole prima di tutto compiacere se stesso, e questo vale ancora di più per un Russell. Se un JRT non può fare il lavoro per il quale la razza è stata creata, è necessario fargli svolgere altre attività che gli permettano di sfruttare tutta la sua energia e il suo entusiasmo. L’obbedienza e l’agility stimolano il cervello, il gioco con la palla e la corsa nel parco rendono un terrier felice e contento e giovano alla sua salute.

Il Jack Russell è una delle razze di cani più intelligenti. Tuttavia, se si vuole stabilire una buona relazione con il proprio cane, è fondamentale capire gli istinti che hanno portato la razza a svolgere il suo ruolo tradizionale. Un Russell è destinato ad abbaiare ma solo alle volpi che stanno nelle tane, se voi lo consentirete abbaieranno a molte altre cose perché abbaiare è qualcosa in cui sono bravi. La soluzione naturalmente è quella di impedirgli di abbaiare prima che questo diventi un’abitudine, altrimenti anche voi avrete uno di quei piccoli terrier che non smettono mai di abbaiare e che la gente odia.
Il terrier va a caccia istintivamente ma non per questo bisognerà consentirgli di cacciare qualsiasi cosa. Un Russell tuttavia non è destinato a uccidere la selvaggina, anche se deve potersi difendere in caso di pericolo. Per questo ha una dentatura grande e forte che può far male anche se usata per gioco. Se provocate un terrier, il vostro comportamento verrà interpretato come quello di una volpe, quindi non meravigliatevi se subirete lo stesso trattamento che il cane riserva all’animale.
Questo non è indice di un cattivo carattere, è piuttosto il comportamento istintivo indotto di generazione in generazione.
Trattate un Russell con rispetto e sarete ricambiati con altrettanto rispetto.

In Sheila Atter, “Jack Russell Today”, Howell Book House, New York 1995

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