Russell Terrier Club

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Nel lontano 1980 la voglia di prendere un cane stava diventando per me una priorità quasi assoluta. E la ricerca non era così facile come potrebbe sembrare.

Ogni cane infatti ha le sue caratteristiche e i meticci, al di là della buona azione di salvarne uno, dal punto di vista caratteriale possono talvolta riservare delle spiacevoli sorprese.

Nella scelta di un cane i fattori da considerare sono molteplici, specialmente se si vive in un appartamento e in un condominio. Così non riuscivo a decidermi. Ogni razza che valutavo aveva qualcosa che non mi convinceva totalmente. Finché un giorno incontrai una signora con un cane di piccola taglia al guinzaglio che trotterellava allegramente accanto a lei. Una vera delizia di cane. Non ne avevo mai visto uno uguale prima.

Tra me e me pensai che si trattasse di un meticcio, e giusto per non essere scortese chiesi di quale razza fosse.

Si trattava del primo Jack Russell che vedevo in vita mia e fu amore a prima vista. Dopo due o tre giorni ne avevo uno in casa.

Ebbi una fortuna incredibile, un caso o il destino? Non saprei dirlo, ma certamente trent’anni fa non era facile trovare cucciolate di Jack Russell Terrier e io ne trovai una non troppo distante da casa e, con il senno del poi, posso sicuramente affermare che era di ottima qualità.

È iniziata così la mia avventura con questi magnifici e insostituibili terrier.

Chi conosce questa razza può ben immaginare che non sono state tutte rose e fiori, anzi ancora oggi, illudendomi di averle viste tutte, mi trovo invece talvolta di fronte a situazioni inaspettate e nel complesso di non facile risoluzione.

La grande simpatia ed energia di questi cani mi ha fatto però appassionare, più tempo passavo con loro e più cresceva in me la curiosità di conoscere ogni dettaglio.

Posso dire di essere cresciuta in mezzo ai cani. Da piccolissima, invece che con le bambole, giocavo con i cani di mio zio, allevatore di Bracchi Tedeschi. Lo zio viveva con noi e in casa c’era sempre almeno un cane.

Appena potevo poi lo accompagnavo all’allevamento per accudire i cani e lo seguivo nelle riserve o in campagna per allenarli. Inevitabilmente la passione mi ha contagiata.

Mi sono sempre documentata sulle razze ma francamente dei Terrier non ne sapevo molto.

Ora che in casa avevo un Russell volevo conoscere ogni cosa e così iniziai delle ricerche sulle origini di questo cane, le sue caratteristiche, la sua storia e il suo utilizzo.

Con mia sorpresa non trovai molto e in quel periodo incontrare persone che conoscessero a fondo la razza era ancora pressocché impossibile.

Così con pazienza scoprii pian piano molte cose da sola, soprattutto attraverso i tanti libri in lingua inglese acquistati nel tempo.

I pochissimi Jack Russell che si trovavano in giro erano morfologicamente del tutto diversi l’uno dall’altro, pur avendo un minimo comune denominatore che li contraddistingueva: il carattere.

Altezza, orecchie, testa, torace, zampe, colore, ecc. non corrispondevano praticamente mai. Una disomogeneità totale.

Scoprii anche che in Gran Bretagna ogni allevatore, o terrierman, “costruiva” i suoi cani per le proprie esigenze e a seconda del territorio circostante.

Ero però sicura che il reverendo John Russell, il creatore della razza, un’idea doveva pur averla avuta sul tipo di cane da allevare.

Ma quale? L’unica era mettersi sulle sue tracce. Trovare i suoi eredi, o meglio gli allevatori che avevano ereditato i suoi cani e che ne avevano preservato le linee di sangue.

Accompagnata da mio marito sono quindi partita per l’Inghilterra per incontrare Eddie Chapman, considerato da tutti il più grande conoscitore di Jack Russell Terrier. Un uomo che ha dedicato a questi cani la sua intera vita, anche a costo di grandissimi sacrifici.

Eddie è stato cordialissimo, si è intrattenuto con noi e non si è risparmiato nel rispondere alle infinite domande che gli abbiamo rivolto.

Ci ha accompagnati all’allevamento e ci ha fatto conoscere ogni suo singolo cane – cucciolate comprese -, fornendoci chiarimenti sulla genealogia e le caratteristiche fondamentali di un vero Jack Russell Terrier che ora in Gran Bretagna si chiama Parson Russell Terrier.

Finalmente vedevamo un po’ di uniformità! I cani erano tutti (ne incontrammo più di 100) festosissimi e mai aggressivi nei nostri confronti, avevano le gambe dritte e il torace spannabile e, pur essendo di altezze diverse, le loro proporzioni (altezza delle zampe rispetto alla lunghezza del busto) erano uniformemente rispettate: sempre iscritti nel quadrato!

La cosa che maggiormente ci colpì era però il carattere, estremamente amichevole.

Chapman ci ha raccontato a lungo delle origini e del tipo di lavoro che questi cani dovevano svolgere.

Come tutti sapete infatti i Jack sono stati creati per il lavoro in tana naturale, un compito particolarmente duro nel quale per sopravvivere l’intelligenza è un requisito fondamentale, ancora più importante della forza fisica.

Eddie ci ha tenuto a precisare che quelli che avevamo di fronte erano i diretti discendenti dei cani allevati dal reverendo Russell.

Soggetti creati esclusivamente con il compito di stanare il selvatico. Cani capaci di tenere fermo l’animale, di segnalare la sua presenza al conduttore con l’abbaio, dotati del coraggio necessario per non retrocedere e allo stesso tempo tanto intelligenti da non farsi infliggere colpi tali da mettere a rischio la propria vita. E infine tanto resistenti e tenaci da sopportare per lunghe ore, o anche giorni, il lavoro sottoterra in condizioni estremamente sfavorevoli.

Quindi funzioni ben precise e di grande valore. Tanti requisiti in soggetti di taglia così piccola. Esaltante!

Con particolare insistenza Chapman ha più volte sottolineato che nelle linee di sangue originali era totalmente esclusa l’influenza di sangue ‘bull’, proprio allo scopo di mantenere quelle caratteristiche di non aggressività e di docilità.

Il colloquio era stato a dir poco affascinante. I racconti di Chapman ci avevano travolto come un fiume in piena. Era riuscito a trasmetterci e a farci comprendere con estrema passione quella che si può definire l’essenza di questa razza.

Finalmente avevamo compreso cosa c’era dietro questi cani e il motivo per cui erano così speciali e fuori del comune.

Era iniziato così il nostro percorso sulle orme del reverendo. Il secondo passo era quello di visitare il luogo dove John Russell aveva vissuto e allevato i suoi cani, Swimbridge, e i territori dove questi cani venivano utilizzati: il Devon e il Somerset.

La contea di Devon è una delle più estese dell’Inghilterra. A nord è bagnata dal Mare Celtico, a est confina con il Somerset e il Dorset, a sud si affaccia sulla Manica e a ovest confina con la Cornovaglia. La contea è percorsa da rilievi collinari lungo il confine orientale, in particolare nel nord-est, dove si estende la propaggine occidentale delle colline dell’Exmoor.

Si tratta di un territorio di particolare bellezza, riconosciuta anche dall’UNESCO che lo ha inserito nella lista dei Patrimoni dell’umanità.

L’Exmoor è un Parco Nazionale situato sul Canale di Bristol, nella costa sud-occidentale dell’Inghilterra. Si estende tra la contea del Devon e quella del Somerset e ha un’area totale di circa 700 chilometri quadrati, di cui 55 chilometri di costa. La popolazione vive in piccoli villaggi sparsi, immersi nella natura. Gli insediamenti più grandi sono Porlock, Dulverton, Lynton e Lynmouth, nei quali risiede almeno il 40% degli abitanti.

Prima di diventare Parco, l’Exmoor era una Royal Forest, cioè un territorio di caccia a esclusivo utilizzo del re e, su suo invito, dell’aristocrazia.

Attraversare questi territori così poco abitati ma tuttora densamente popolati di fauna selvatica ci ha ulteriormente fatto comprendere le esigenze che all’epoca avevano portato il reverendo Russell a selezionare dei cani utili a liberare le campagne dai nocivi in soprannumero.

Dopo circa tre ore di viaggio attraverso questi splendidi paesaggi siamo arrivati finalmente a destinazione.

Swimbridge, un piccolo villaggio in una zona collinare nel Devon settentrionale, è il luogo in cui il reverendo John Russell ha vissuto fino alla sua morte, avvenuta nel 1883, prestando servizio come curato della St. James Church, nel cui cimitero è sepolto.

Proprio di fronte alla chiesa si trova il pub che prende il nome dal reverendo e che ne tramanda la leggenda.

Arrivati nel piccolo centro abbiamo parcheggiato l’auto accanto al Jack Russell Inn, la piccola e accogliente locanda che per insegna non poteva avere altro che un Jack. L’impressione è stata quella di trovarci in una località fantasma, in giro non c’era anima viva.

Ci siamo fermati in silenzio davanti al pub ad ammirare ciò che ci circondava. Era una giornata molto ventosa, con grosse e minacciose nuvolegrigie che attraversavano il cielo di un azzurro molto intenso. Il verde dei prati era particolarmente acceso.

Tutto era estremamente affascinante e allo stesso tempo irreale. Fermi davanti al pub abbiamo visto venirci incontro una giovane donna con un cane al guinzaglio: e quale cane poteva essere se non un Jack Russell? Estremamente sorpresi siamo rimasti di nuovo senza parole ad ammirare il soggetto, un tricolore a pelo ruvido dall’allegra andatura. La signora, notando il nostro interesse, senza fermarsi si è premurata di informarci che il suo cane era un Jack… inutile spiegarle che eravamo partiti da molto lontano proprio per incontrare dei veri Russell… la abbiamo ringraziata e salutata cordialmente.

Ancora stupiti per l’inaspettato e profetico incontro ci siamo avviati a visitare la chiesa e il piccolo cimitero annesso sul retro.

Non è facile spiegare con le parole le sensazioni che ho provato in quel contesto, ma a questo punto vale la pena tentare.

La figura del reverendo Russell mi aveva enormemente incuriosita e provavo per lui una sincera ammirazione. Un uomo di chiesa ma allo stesso tempo uno sportivo, un cinofilo con la passione della caccia in tana.

Avevo riflettuto spesso sulla passione che quest’uomo aveva messo nel portare avanti l’allevamento dei suoi cani e sul perché non aveva mai voluto fare riconoscere la razza. Forse il motivo era proprio quello di salvaguardarli e mantenerne inalterate le caratteristiche.

Raggiunta la tomba del reverendo, ho iniziato ad instaurare con lui una sorta di dialogo silenzioso. Attraversare quei ter-ritori, trovarmi sul luogo di origine del Jack Russell Terrier, mi dava la sensazione di aver assorbito, sia pure inconsapevolmente, le nozioni necessarie su come procedere per il futuro. Quasi involontariamente, mi sono trovata a formulare al reverendo una sincera promessa: da quel momento avrei fatto il possibile per mantenere intatti gli scopi che lui si era prefisso e mi sarei battuta per continuare il percorso che aveva intrapreso.

A distanza di anni, ancora oggi vivo quella promessa come un patto indissolubile al quale non posso venire meno. Trasformare il Jack Russell, o il Parson Russell che sia, in uno dei tanti cani da salotto sarebbe un vero e terribile disastro.

Dopo la visita, un’esperienza a dir poco toccante, ci siamo allontanati dalla chiesa e siamo entrati nel pub, dove abbiamo trovato un’infinità di interessanti fotografie, immagini e storie relative al reverendo Russell. Abbiamo ordinato del cibo, che si è rivelato veramente gustoso, e da bere per rifocillarci. Al momento di congedarci, dopo un paio d’ore di chiacchiere con i gestori del pub, abbiamo ricevuto dei regali sempre inerenti ai Jack e anche delle scuse perché non avevano altri gadget da offrirci in omaggio.

A tutti gli appassionati consiglio quindi di trascorrere una vacanza in quei meravigliosi territori e di visitare Swimbridge, una meta dove ogni anno si recano da ogni parte del mondo numerosi innamorati della razza, forse richiamati proprio dallo spirito del reverendo, che vuole strappare a tutti la promessa che anche io mi sono trovata a rivolgergli.

Un viaggio che, al di là della mia forse “delirante” descrizione, certamente vi piacerà e vi aiuterà comprendere cosa rappresentano davvero un Jack o un Parson Russell Terrier.

Laura Accarrino

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